“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

19 gennaio 2016

Pratiprasavah: il "riassorbimento" del Cuore







Storia dell'ipnosi regressiva

È attualmente impossibile stabilire con certezza la data di compilazione del Ṛgveda (1). Si tratta di inni sacri che risalgono probabilmente al secondo millennio a.C., nel periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 1700 a.C.(2), con la sua definitiva collocazione nella forma attuale, databile al VII sec. a.C.

La composizione dei Veda è avvenuta mediante canalizzazioni (trance) dei Maestri Spirituali o Rishi che poi hanno tramandato oralmente i messaggi dell'Uno, a quei tempi denominato Eka o Ekam (3).

Da questa sorgente di consapevolezza nacque lo Yoga con le sue pratiche di meditazione e di trance. L'ipnosi è in realtà un termine che interpreta soltanto in parte la fenomenologia di ricongiunzione con il nostro Sè.


L'antico termine sanscrito pratiprasavah significa "riassorbimento", "nascita a ritroso" e coincide con le piu' antiche pratiche yogiche dell'ipnosi regressiva già conosciute dalla tradizione piu' antica dei popoli di tradizione indoeuropea.

Hypnos possiede una radice linguistica indoeuropea. Anche il latino, il sanscrito, l'ittita conservano un ceppo comune. Un antico popolo, gli Arii (o Indoari) stanziatosi tra i Reno e gli Urali si espande nei millenni occupando l'Europa, l'Asia, l'India. La diffusione di questa civiltà è segnata da pietre miliari, i cosidetti kurgani, dolmen, menhir, tumuli che i "padri della parola" hanno eretto lungo il loro cammino.

Hypnos per la antica Grecia è il sonno, ma chi si addormenta, totalmente o in parte è soltanto la coscienza e la percezione razionale, mentre l'anima dell'individuo si risveglia.

L'ipnosi regressiva desta pertanto le esistenze sopite nel nostro archivio spirituale interiore e non determina affatto un "coma cognitivo" come parrebbe valutando il solo significato letterale.

La fede nella reincarnazione è un patrimonio di tutti i popoli antichi e nel Bŗhadāraņyaka Upanişad datata intorno al 700 a.C possiamo leggere:
"Come una ricamatrice presa la materia di un ricamo, tesse un'altra figura più nuova e più bella, così questo ātman allontanatosi dal corpo e resolo o inconscio, foggia un'altra forma più nuova e più bella, quella di uno dei Mani o di un Gandharva o di un dio, o di Prajāpati, o di Brama o di qualche altro essere". (4)
Questa è la prima frase che sancisce chiaramente il credo della reincarnazione, e quindi nelle vite precedenti, ma penso che le sue radici si perdano nella notte dei tempi. E' da notarsi come in questo passo si affermi che dall'incoscienza che sopraggiunge alla morte rinasca una nuova forma di esistenza. Naturalmente l'ātman (spirito) rianima un corpo apportando in esso il karma pregresso. 

Leggo ancora: "L'ātman è il possessore della conoscenza: anche la conoscenza se ne va quindi con lui, e altresì rimangono a lui attaccati il sapere, le opere e l'esperienza del passato".(5)
Non sono soltanto parole, ma una cultura spirituale che volutamente il moderno mondo occidentale ha opportunisticamente rimosso per finalità prettamente commerciali. Eppure anche in Europa, il germoglio dell'Uno era meravigliosamente nato. Infatti, se ci spostiamo dall'India alla Grecia Classica, non possiamo fare a meno di sostare a Delfi che divenne uno dei maggiori centri religiosi del mondo.

Già in età micenea, dal 1500 a.C, responsi e profezie venivano proferti dalla Pizia, Sacerdotessa che in trance profonda pronunciava gli Oracoli di Apollo. Ella rimaneva appollaiata su un tripode ad inalare i fumi emessi dal suolo che la inducevano in trance e priva di coscienza razionale canalizzava per i pellegrini che raggiungevano il tempio la saggezza degli dei.(6)

I grandi saggi e filosofi greci conoscevano l'ipnosi regressiva, il sonno che risvegliava le anime del tempo. Pitagora, Socrate, Platone hanno dedicato molta attenzione durante la loro ricerca filosofica al viaggio dell'anima oltre il confine della morte.

La majeutica socratica o arte della levatrice rappresenta una mirabile educazione a ritrovare se stessi tramite il dialogo che confonde la presunzione di sapere dell’adepto. Mi piace pensare che questa “tecnica di confusione” potesse essere attuata anche in stato di trance.

Il mito platonico di Er è tra i documenti piu' importanti per sancire il credo dei saggi greci nella reincarnazione. Er, eroe della Panfilia muore in battaglia ed il suo corpo viene deposto sul rogo, ma prima che la pira arda si risveglia e racconta il suo sconcertante viaggio nell'aldilà. Le anime che non si erano realizzate in vita dovevano reincarnarsi compiendo un nuovo ciclo evolutivo.




Spostandoci ancora in India, intorno al 700 a.C, Patanjali, ritenuto il massimo esponente del Raja Yoga compose i suoi Yoga Sutra nei quali riprese l'antico concetto di pratiprasavah (Prati Prasav, rinascita, re-birth, riassorbimento del cuore o nascita a ritroso) considerato come ho detto l'antica definizione dell'ipnosi regressiva. (7),(8).

Con un salto in avanti nel tempo di duemila anni, leggiamo il primo resoconto di una regressione ipnotica a vita precedente. Nel 1862, un principe tedesco, tale Galitzin, indusse in sogno ipnotico una donna che manifestò una spontanea xenoglossia. Senza conoscere affatto il francese iniziò a parlare correttamente in questo idioma, anziché nel proprio dialetto tedesco. Rivelò con precisione di un delitto accaduto in un luogo ed in un definito tempo. Galitzin verificò di persona la veridicità del racconto. Le testimonianze dei vecchi contadini locali confermarono l'omicidio.

Ai primi del novecento, Theodore Flournoy professore di psicologia dell'Università di Ginevra e grande primo detrattore dell'ipnosi regressiva teorizzò il riaffiorare , per quanto concerne i vissuti di vite pregresse, di criptoestesie. Con questo "criptico" vocabolo si intendono "ricordi inconsci dimenticati" con cui Flournoy tentò di spiegare il complesso mondo delle memorie delle esistenze pregresse.

Ulteriormente coniò il neologismo "mitopoietico" riferendosi alla capacità dell'inconscio di creare, dal greco poieo e da muzos che intende "racconto favoloso, mito, favola, leggenda". Egli affermò che nei sogni, nella trance ipnotica, medianica o nel delirio, si possono produrre rappresentazioni fantastiche che nulla hanno di reale. (9)

Detrattori e sostenitori dell'ipnosi regressiva e della reincarnazione iniziarono da questo momento a battersi con una sete di dimostratività che esula completamente dal mio intento. Non mi interessa sancire scientificamente contenuti che riguardano la mia fede e la mia spontanea spinta di continua ricerca.

Parlando dell'ipnosi, Milton Erickson, grande psichiatra americano che concepiva l'inconscio come universo creativo affermava:
"...è necessario tramite una serie di suggestioni di stanchezza e di sopore portare il paziente ad una condizione di sonno profondo e riposante.(10) Successivamente si induce il fenomeno chiamato regressione". 
Milton Erickson intendeva con questo termine la capacità dei soggetti che abbiano ricevuto appropriate suggestioni e istruzioni di richiamare in vita ricordi, schemi comportamentali e abitudini di un periodo precedente che può giungere fino all'infanzia.(11) I sostenitori della regressione a vite precedenti affermano invece che si possa retrocedere a tempi antecedenti la vita attuale. La liberazione (abreazione) e la rielaborazione dei contenuti emozionali favorirebbero il riequilibrio psicologico del soggetto.

Ian Stevenson, psichiatra di origine canadese, portò gli studi riguardanti la reincarnazione ad un livello universitario, nell'Ateneo della Virginia University. Fin dagli anni 70 la sua ricerca si estese all'ipnosi regressiva ed allo studio delle retrocognizioni ipnotiche. Stevenson ha analizzato centinaia di casi, specie di bambini, mediante i quali ha accertato, con la cautela ed il rigore che contraddistinsero tutta la sua opera, alcune inconfutabili prove di vite precedenti.

Negli stessi anni molti colleghi in tutto il mondo si sono interessati all'ipnosi regressiva come lo psichiatra inglese Danys Kelsey(12), lo psicologo psicoterapeuta tedesco Thorwald Dethlefsen (13) e gli psichiatri americani Raymond Moody eBrian Weiss(14). A questi ultimi si deve riconoscere il merito dell' enorme divulgazione che la terapia delle vite precedenti ha avuto in tutto il mondo.

Considero Raymond Moody il vero pioniere della moderna ipnosi regressiva, il primo al mondo che ha avuto il coraggio di affermare che la regressione ipnotica permette: "una rivelazione dell'inconscio più profondo, che ci dà la prova di una vita precedente" (15) Perchè esalto l'intuizione di Raymond Moody sull'ipnosi regressiva? Perchè primo al mondo ha innalzato la metodica a pratica terapeutica e non soltanto a modello di ricerca filosofica e scientifica.

Nella mia quotidiana ricerca ripercorro antichissime strade che nascono dalle sorgenti del Gange.

Esiste una memoria che l'acqua conserva, di ciclo in ciclo nel suo eterno ritornare.

La trance regressiva è in grado di svelare vite assopite nel nostro inconscio e le dinamiche karmiche della nostra attuale evoluzione. Il fine non è quello di ritornare, di recidivare le nostre morti, ma di liberarci dal ciclo delle rinascite terrene, dalla dentata ruota del Samsara. L'ipnosi regressiva addormenta quindi le pretese del nostro ego e risveglia le facoltà del Sè indicandoci una via di liberazione e di consapevolezza dell'Uno.(16)

Angelo Bona

Riferimeni

1.   Rgveda, Le strofe della sapienza, a cura di Saverio Sani, Letteratura Universale Marsilio, Venezia, 2000.2.   Raimon Panikkar, I Veda, Mantramanjari, BUR I° e II° Vol, Milano, 20013.   Raimon Panikkar, I Veda Mantramanjari, op cit. pag. 899.4.   Upaniṣad Vediche (a cura di Carlo Della Casa). Milano, TEA, 20005.   Upaniṣad Vediche, op. cit.6.   Delcourt Marie, L'Oracolo di Delfi, ECIG, Genova, 1998.7.   Sgaravatti Guido, Patanjali Yogasutra, UNIONTRUST, Abano Terme, 2009.8.   Taimni, I, K. La Scienza dello Yoga, Commento agli yogasutra di Patanjali, Ubaldini Editore, Roma, 1970.9.   F. Flournnoy, Des Indes à la Planate Mars, Ètude sur un cas de sonnamboulisme avec glossolalie( Atar,Parigi e Ginevra 1900. Riferito da H.F Hellenberg op pag 370-373)10. M. H. Erickson, Opere. L'ipnoterapia innovatrice, Vol. IV, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1984, p. 3511. M. H. Erickson, Opere. L'ipnoterapia innovatrice, Vol. IV, pag 38.12. Ian Stevenson, Le prove della reincarnazione, Armenia, Milano 1999.13. Joan Grant, Danys Kelsey, Many Lifetimes,Ariel Press, Atlanta, 1967.14. Torwald Dethflesen, Il destino come scelta, Mediterranee Roma, 2000.15. R. A. Moody, Ricordi di altre vite, Oscar Mondadori, Milano,1996, p. 21016. Angelo Bona, Il Palpito dell'Uno, Oscar Mondadori, Milano, 2009.

17 gennaio 2016

Depressione: una visione Buddhista

Riflessioni  ed insegnamenti emersi durante il  Sangha del 16 e 17 gennaio 2016; uno speciale ringraziamento a Ester Fiorella N.

Link diretto a Atisha Buddhist Centre 


Un Insegnamento sulla Depressione
del ven. Thubten Gyatso


La depressione è uno stato di estrema e profonda infelicità, descritta da chi ne soffre in un recente programma radiofonico della BBC, come un’oscura e lugubre situazione di disperazione; come una soffocante prigione ardente, senza possibilità di fuga; come un pesante mantello di dolore con i bottoni saldati insieme; e come se uno stesse nella melassa. E' uno stato caratterizzato da un senso di perdita di controllo sulla propria vita, una perdita di entusiasmo, e di incapacità di provare piacere. 

Uno può sapere che cosa fare, ma non ha la possibilità di richiamare l'energia per farlo.

Nella depressione si può precipitare a causa di un lutto, una malattia, disoccupazione, e, a volte, forse per un’anomalia neurologica. Secondo il Buddismo, tuttavia, la causa prevalente della depressione è l’auto-gratificazione – cioè considerare il proprio piacere fisico e mentale come più importante di quello di chiunque altro. L’auto-gratificazione poi diventa irritabilità quando il nostro coniuge o partner ci chiede di fare qualcosa che interrompe il nostro godimento, come mentre stiamo guardando la televisione, o fare sport, o parlare con i nostri amici. 

E'il desiderio di ottenere il miglior cibo per se stessi, il miglior posto nel cinema, il miglior risultato in un esame, e sempre più elogi da parte di qualcuno influente.

Come può una cosa così piccola come l'egoismo, che tutti noi abbiamo, essere la causa di una malattia così grave come la depressione? Ci sono due ragioni principali. La prima è che l'infelicità derivante dall’egoismo è cumulativa. Quando noi non otteniamo quello che vogliamo, o veniamo impediti dal fare ciò che vogliamo, spesso reagiamo in un modo eccessivo, quasi in misura ridicola. Esaminate la vostra propria esperienza – quante situazioni domestiche sono esplose per cause incredibilmente meschine? Anche se a volte ci condanniamo per il nostro comportamento stupido, noi ripetiamo ancora e sempre la stessa cosa. 

A casa, al lavoro, al club, ovunque noi andiamo per cercare di rilassarci, il nostro comportamento egoistico ci rende isolati dagli altri. L'accumulo di vari piccoli fallimenti nella vita erode la nostra fiducia in noi stessi, e noi non siamo in grado di essere felici, cadendo poi in una spirale di depressione.

La seconda ragione per cui l'egoismo è causa della depressione è perché ci impedisce di fare l'unica cosa che è garantito possa portare alla felicità –aver cura degli altri. L’egoismo auto-ossessivo soffoca la nostra considerazione per i bisogni degli altri e noi non abbiamo più la facoltà di dare amore. Il costante turbinìo dei pensieri egocentrici nelle nostre teste, "Sono così triste, ho bisogno di essere felice", ecc., ci rende ciechi alle esigenze della nostra famiglia e degli amici, e noi non facciamo nulla per aiutarli. 

La nostra fiducia in noi stessi riceve un’ulteriore colpo, perché non riceviamo più quel ‘feedback’ di amore da loro, o la pura soddisfazione e la gioia di renderli felici. La gioia di rendere felici gli altri è pura, perché noi non desideriamo sempre di più, a differenza della gioia dell’autoindulgenza che è impura, perché non porta mai vera soddisfazione. Tagliati fuori dal mondo, noi affondiamo nell’infelicità, nell’insicurezza, e nel pensiero che stiamo diventando malinconici. 

Questa è la depressione.

La diagnosi del Buddha sulle cause della depressione non è meschina né discriminante. Tutti abbiamo l’auto-gratificazione, e se noi le permettiamo di prendere possesso delle nostre vite e di bloccare il nostro amore e la compassione per gli altri, saremo sempre a rischio di cadere nel terribile sentiero della depressione. La depressione non causa la miseria, la depressione è la miseria, al suo livello peggiore. Almeno, nel regno umano. Coloro che sono depressi potrebbero non crederci, ma si può stare anche molto peggio in altri reami di rinascita.

Per mostrare la nostra parte nello sviluppo della depressione non serve puntare il dito e faci causare il senso di colpa. Se possiamo vedere che la causa è nella nostra mente, allora noi comprenderemo che anche la cura è nella nostra mente. Vedendo che la fiducia in se-stessi delle persone depresse va in frantumi, molte credenze ‘new-age’ tentano di curare il problema con la filosofia del "prima ama te stesso". Ma questa è la causa, non la cura. Il grande Bodhisattva Indiano, Shantideva, disse: "Se vuoi essere felice, non dovresti mai cercare di compiacere te-stesso". Invece, si dovrebbe cercare di compiacere gli altri.

Se noi ci chiediamo: "Ma, allora non devo proteggere me stesso dalla sofferenza?"

Shantideva risponde: "Se vuoi essere protetto, è necessario proteggere costantemente tutti gli altri". La prescrizione del Buddha per la felicità è dimenticare se stessi e amare gli altri. Più ci prendiamo cura della nostra famiglia e degli amici, e più ciò si prenderà cura di noi. E'così semplice, così evidente, ma però dobbiamo farlo. Non solo la nostra famiglia e gli amici, anzi il nostro scopo nella vita dovrebbe essere di proteggere ogni essere vivente dalla sofferenza. Quando questa attitudine è sostenuta dalla saggezza, noi non conosceremo mai l’infelicità.

Quindi, è il caso di svuotare il proprio Valium e Prozac nel gabinetto? No, non ancora. Iniziate con piccole azioni ad aiutare gli altri - svuotare il bidone della spazzatura senza che vi venga richiesto, ripulire il proprio disordine in cucina, lucidare le scarpe agli altri. Sorridere di tanto in tanto.
A poco a poco si genererà il coraggio e la determinazione per contrastare quella mente auto-gratificante e dichiarare te stesso un servitore e amico di tutti gli esseri viventi. Dopodiché, otterrete più gioia nel ripulire il pasticcio fatto da qualcun altro in cucina, che non guardando il calcio in televisione. Non soltanto questo solleverà la vostra depressione, ma vi metterà sul Sentiero della beatitudine.

TRASFORMARE LA DEPRESSIONE
da Lama Zopa Rinpoche

La miglior soluzione di Lama Zopa Rinpoche, per purificare il karma di qualcuno con la depressione è di fare la Pratica di Purificazione di Vajrasattva. Fintanto che il karma non è purificato, uno continuerà a soffrire di depressione anche nelle vite future.
 


Forse tu ti svegli la mattina sentendoti depresso senza nessun motivo particolare. Se non ti è possibile risolvere questo problema attraverso la meditazione,ti potrebbe aiutare anche solo l’andare a dormire, o andare da qualche parte a riposare, o fare un bella camminata da qualche parte. Altrimenti potresti arrabbiarti e disturbare le persone intorno a te. 

Quando sei arrabbiato, possono venire in mente ogni sorta di cattivi pensieri incontrollati.

Se sei depresso a causa di una certa situazione, allora è possibile applicare le tecniche di meditazione che si riferiscono a quel particolare insieme di condizioni. Ma se ti senti triste senza un motivo particolare, allora è meglio praticare bodhicitta

Potresti recitare il versetto della‘Guru Puja’,: 
"Per favore, benedicimi affinché io mi renda conto che la malattia del pensiero auto-gratificante è la porta per la indesiderabile sofferenza".
La colpa per il vostro problema di depressione è del demone, vale a dire il pensiero auto-gratificante,.

Poi recitare il versetto successivo,
"Benedicimi,affinché io mi renda conto che la cura degli altri, cioè la bodhicitta, è l'atteggiamento che porta tutti gli esseri viventi, nostre madri, alla felicità, ed è la porta per ogni qualità eccellente."
Un'altra citazione dalla Guru Puja è,

"Anche se tutti gli esseri viventi diventassero miei nemici, possa io amarli più della mia vita."
E' una cosa molto buona se si possono recitare questi versi ogni giorno, specialmente quando vi sentite depressi. Poi userete la vostra depressione per praticare il significato di questi due versi, e cioè che tutti i nostri problemi e la sofferenza vengono dall’innata tendenza a coltivare l’ 'Ego', e che quindi è l'’Ego’ l'oggetto a cui dover rinunciare e che deve essere abbandonato. Tutta la propria e l’altrui felicità, tra cui tutte le realizzazioni fino all’Illuminazione- tutte le perfezioni e la felicità provengono dal coltivare bodhicitta verso gli altri.

Poiché tutte queste cose buone provengono dall'atteggiamento di cura verso gli altri, esse dipendono dagli altri esseri viventi. Perciò gli esseri viventi dovrebbero essere amati sempre. Voi dovreste ripagare la gentilezza di tutti questi esseri preziosi, aiutarli comunque vi sia possibile. E qual è il modo migliore per fare questo? Essi saranno stati milionari innumerevoli volte, sono perfino stati re universali, ma niente di tutto questo potere o ricchezza li ha mai liberati dalle sofferenze del samsara. 

Il modo migliore per ripagare la loro gentilezza è praticare il Lam-rim, e cioè trasformare la mente dalla sua ignoranza, attaccamento e auto-gratificazione in pensieri puri e genuini. Attualizzando il Sentiero verso l'Illuminazione noi possiamo facilmente liberare gli altri esseri. Quindi, il modo migliore per ripagare la loro gentilezza è di meditare, e sviluppare la bodhicitta nella vostra mente.

PRENDERE

Ogni essere vivente è la fonte originaria di tutta la vostra felicità passata, presente, e futura. Generate la compassione mentre pensate, "Io prendo dentro il mio cuore tutta la sofferenza degli esseri e le sue cause (cioè, emozioni afflittive e impronte karmiche negative), incluse le fiamme degli inferni caldi, il ghiaccio degli inferni freddi, e tutti gli ambienti brutti,sgradevoli, malsani, senza pace e inquinati degli esseri umani". Questo eliminerà l'atteggiamento auto-gratificante. Dopodiché, una volta che l'atteggiamento auto-gratificante è stato distrutto fate una breve meditazione sulla vacuità.

DARE

Dopo che l'auto-gratificazione è stata distrutta, generate amore offrendo la vostra felicità, i vostri meriti, tutte le cose buone che avete, compreso il vostro corpo, i vostri beni e possedimenti. Tutti i loro desideri saranno soddisfatti, come se essi avessero un gioiello che esaudisce tutti i desideri. Dando loro tutte queste cose (è ovvio che si deve farlo avendo buoni pensieri, cioè il fatto di ‘prendere’ e ‘dare’ si svolge tutto dentro la vostra mente…- n.d.T.), si crea una quantità incredibile di merito. 

Si può recitare dei mantra mentre essi stanno ricevendo tutto quello che vogliono e di cui hanno bisogno. In realtà, essi non sanno di cosa hanno veramente bisogno. Quello che serve loro è di incontrare il dharma. Però, se non capiscono i benefici del dharma, allora essi vorranno qualcosa di diverso dal dharma.

Tuttavia, ricevere tutte queste buone cose potrà indurli a voler realizzare il sentiero spirituale, al fine di purificare i due oscuramenti (alla liberazione ed all'illuminazione). 

Essi arriveranno ad ottenere il Rupakaya (il corpo-di-forma di un Buddha) e diverranno illuminati. Perciò, pensate: 
"Che bello è che io posso fare tutto questo per gli altri! Io sono morto tante volte nelle vite passate, mentre lavoravo per la mia felicità, ma non riuscivo a far niente. Sono ancora nel samsara. Io non sono mai morto lavorando per gli altri. Anche se dovessi morire per il bene degli altri, per far sì che essi smettano di creare karma negativo, non rinascano nei reami inferiori e che le loro menti possano diventare illuminate nel Dharmakaya e nel Rupakaya, questo sarebbe immensamente di valore".
Meditate sulla grande e preziosa gentilezza di tutti gli esseri. 
"Ogni essere vivente è la fonte di tutta la mia felicità passata, presente, e futura. La mia futura appartenenza al Triplice Gioiello (Buddha, Dharma e Sangha) proviene dal purificare il mio karma negativo e che mi potrà permettere di ottenere tutte le realizzazioni per raggiungere l'illuminazione. Tutto questo avviene sulla base degli altri esseri. Perciò, ogni essere senziente è la cosa più preziosa della mia vita. Qualsiasi altra diversa cosa io possa operare per gli esseri viventi è del tutto priva di significato". 
Questo include anche sperimentare la depressione per loro. Non c'è niente altro da dover fare per gli esseri senzienti. Tutto il resto è del tutto privo di significato. Sperimentare la depressione per loro conto, pensando che questa non è la mia depressione, ma è la depressione di innumerevoli esseri, questa è la loro depressione, la loro sofferenza. Offrire loro ogni felicità, compresa la libertà da tutte le sofferenze dell'esistenza ciclica e la beatitudine della piena illuminazione è fantastico!

Cercate di sentire la gioia di farlo! Questa è la loro depressione, per cui la cosa più bella sarebbe quella di sperimentarla per loro e permettere a tutti coloro che soffrono di depressione di avere ogni felicità. 

Allora, rallegratevi di avere questa opportunità di sperimentare questo problema della depressione per loro conto. 
"Com’è fantastico che io sto sperimentando questa depressione per conto di tutti gli esseri!"
Fate questa pratica di Tonglen (prendere e dare) al mattino, pomeriggio e sera.

Pensate ancora e ancora: "Come sono fortunato che io posso sperimentare questa depressione per conto loro. Ho fatto molte preghiere per prendere le sofferenze altrui su me stesso, così ora quelle preghiere vengono attualizzate. Che cosa fantastica è questa! Rende la mia vita così ricca, così significativa! Come sono fortunato a vivere questa depressione per conto di tutti gli esseri viventi ".
Riflettere sul senso della vostra vita, è un metodo psicologico che fa una enorme differenza, perché gran parte del problema deriva dal vostro concetto esagerato del dolore. 

E'possibile ridurre o eliminare completamente il dolore con la mente. Pensate: "Lo scopo della mia vita non è solo quello di essere sano, ricco, di avere una buona reputazione, essere famoso e avere un sacco di amici. Perfino se io avessi tutte queste cose, non è questo il vero scopo della mia vita. Anche se io vivessi per 1000 anni, o fossi perfettamente sano per eoni, se non ho l'amore e la compassione nel mio cuore, la mia vita non avrebbe senso e sarebbe inutile perché questa mia vita non starebbe beneficiando gli altri. 
Condurre una tale vita la renderebbe vuota. 
Perciò non importa quello che succede; se nella mia vita c'è la salute o se non c’è, se c’è la depressione o se non c’è nessuna depressione,… cancro o non cancro, ricchezza o nessuna ricchezza.Il vero scopo della mia vita è di rendere la mia morte utile per gli altri. Perfino se io ho il cancro, farò in modo che questa esperienza possa essere di beneficio per tutti gli esseri utilizzandola per sviluppare la compassione e la bodhicitta, e per ottenere le realizzazioni e l'illuminazione". In questo modo il cancro diventa la causa della felicità. 

La depressione può essere utilizzata anche per ottenere l'illuminazione a beneficio di tutti gli esseri in questa e nelle future vite, in particolare per tutti coloro che soffrono di depressione - proprio come l’uso del veleno di serpente serve per produrre l’anti-veleno.

Voi state usando la vostra depressione per raggiungere l'illuminazione. In questo modo essa diventa la causa di felicità per tutti gli esseri senzienti che vivono la depressione. Pensate, "Lo scopo principale della vita è di beneficiare tutti gli esseri viventi, liberarli dalla sofferenza e apportare loro la felicità in questa e nelle future vite. 

Anche se io ho il cancro, l'AIDS, la depressione o qualsiasi altra cosa, lo scopo della mia vita è quello di portare la felicità a tutti gli esseri senzienti sperimentando questi problemi per loro conto". In questo modo la depressione diventa un modo rapido per raggiungere l'illuminazione. Lo stesso è con il cancro. 

Usatelo per raggiungere velocemente l'illuminazione. Se è sperimentato per il beneficio degli altri,esso diventa il Sentiero veloce verso l'illuminazione, perché prendere su di sé la sofferenza degli altri è una cosa incredibile, una purificazione incredibile. E’ davvero eccellente!

C'era un monaco in Thailandia che andava in giro per tutto il paese. Un giorno, egli si imbatté in un grande fiume. Sulle rive del fiume c’era una donna con la lebbra, con il pus che trasudava dalle sue piaghe. Lei pregò il monaco di portarla dall'altra parte del fiume. Lui rifiutò, sulla base del fatto che il suo voto da monaco gli impediva di toccare le donne. Dopo un certo tempo arrivò uno dei discepoli del monaco e quando vide la povera donna, una compassione incredibile sorse nella sua mente. Senza esitazione lui la prese in braccio e la portò dall'altra parte del fiume, anche se il suo corpo era pieno di ferite infette. 

Quando egli raggiunse il centro del fiume, la donna si trasformò in Vajra-yogini e condusse il discepolo - non solo la sua coscienza, ma anche il suo corpo, alla Terra Pura di Vajra Yogini. Ciò sta a significare che ormai questo giovane monaco aveva raggiunto la piena illuminazione, perché chi va nella Terra Pura di Vajra Yogini è illuminato. 

Trovarsi in una Terra Pura è un modo rapido per ottenere l'illuminazione se non è ancora successo nella propria vita attuale. In questo caso,Vajra Yogini aveva preso l'aspetto di una normale donna con la lebbra che faceva pietà, per stimolare la compassione nella mente del discepolo. Questa compassione purificò rapidamente il pesante karma negativo che gli impediva di vedere VajraYogini.

Nel caso del grande yogi tibetano Milarepa, i blocchi karmici che impedivano a lui di vedere Vajra yogini furono purificati dal suo puro servizio al suo santo Guru, Marpa.

Per tutti noi, è lo stesso. Se, sulla base del provare forte compassione voi sperimentate la depressione, per conto di tutti gli esseri, questa meditazione di prendere su di sé e sperimentare la sofferenza degli altri è un sentiero veloce verso l'illuminazione, proprio come l'esempio del monaco. E'un modo veloce per raggiungere l'illuminazione, perché sperimentando il cancro, la depressione o una qualsiasi altra sofferenza per il beneficio degli esseri viventi è incredibilmente purificante.

Perciò, soffrire di depressione può essere una buona cosa, perché permette di vedere facilmente il dolore delle altre persone. Utilizzando la propria esperienza di depressione si può sentire chiaramente il dolore insopportabile di moltissime altre persone. Ci sono così tante persone che sono depresse, e molte altre stanno creando karma per i futuri attacchi di depressione. Sperimentare la depressione per loro conto, potrebbe essere ancor più potente del praticare il tantra, perché se il tantra non è fatto correttamente, sulla base delle tre principali sentieri, non è un rapido sentiero verso l'illuminazione.
Quando vi sentite depressi, potete pensare, "Provando la depressione, sto esaurendo così tanto del mio karma negativo che ho accumulato in tutte le mie innumerevoli vite passate". Rallegratevi! 

Dovreste sentire una grande gioia nell’esaurire il karma, invece di vedere la depressione come qualcosa di brutto.

Come è detto nella Guru Puja, gli esseri viventi ei loro ambienti sono pieni di problemi e sofferenze incredibili, che arrivano uno dopo l'altro come le precipitazioni piovose, e che sono i risultati del karma negativo. 

Perciò, pensate: 
"Per favore, mi sia concessa la benedizione di vedere la mia depressione come la fine degli effetti delle mie impronte karmiche negative, e la benedizione di essere in grado di trasformare sempre le cattive condizioni nel Sentiero per l'illuminazione".
Mentre si fa questa meditazione, si possono recitare mantra.

Per esempio, quando laviamo un vestito sporco, l'acqua diventa nera per la sporcizia. Noi non vediamo lo sporco nero come una cosa negativa, poiché ciò sta a significare che il vestito è tornato pulito. Allo stesso modo, quando uno pratica il dharma egli può maturare karma negativo, il che gli causa di ammalarsi perché così con la pratica del dharma sta purificando molto karma negativo. Per cui, si dovrebbe gioire quando uno diventa depresso!

La depressione avviene in primo luogo a causa dell’essere sotto il controllo dell'ego, dell’auto-gratificazione, di attaccamento, della rabbia, del non aver mantenuto i voti e le promesse, e in più dopo aver turbato le menti degli esseri santi e dei vostri maestri spirituali nelle vite passate. Questa depressione è causata dall'ego, dall'attitudine auto-gratificante e dall’idea di un ‘Io’ auto-esistente. 

Quindi, anziché accettare questo stato di depressione, eliminate l'atteggiamento auto-gratificatorio. Utilizzate la depressione come un’arma per distruggere la concezione sbagliata dell’Io. E dopo, meditate sulla vacuità di un ‘Io’ auto-esistente.

Questi sono alcuni dei sistemi per utilizzare la vostra depressione al fine di raggiungere l'illuminazione il più rapidamente possibile. Utilizzandola per sviluppare la compassione e la bodhicitta, si raccolgono tanti meriti vasti come lo spazio illimitato e purificherete quantità incredibili di karma negativo. 

Essa dovrà essere utilizzata come una potente bomba per distruggere la concezione sbagliata di un ‘Io’ inerentemente esistente, che è proprio ciò che in primo luogo ha causato la depressione. Ed è esso il demone che ha sempre impedito la vostra illuminazione, la vostra liberazione dal samsara, tutte le realizzazioni, ed è quindi la porta aperta per tutti i vostri problemi.

È anche possibile fare alcune pratiche preliminari, come la pratica di Vajrasattva, per purificare il karma negativo che ha causato la depressione.

MEDITAZIONE SULL’AFFLIZIONE

A cura di T. Wongmo, monaca buddista

“Aggrediti dalle afflizioni, noi scopriamo il Dharma
E troviamo la via della liberazione. Grazie, forze del male!
Quando i dolori invadono la mente, scopriamo il Dharma
E troviamo la felicità duratura. Grazie a voi, dolori!
Tramite i danni causati dagli spiriti noi scopriamo il Dharma
E troviamo forza e coraggio. Grazie, fantasmi e demoni!
Attraverso l’odio della gente noi scopriamo il Dharma
E troviamo benefici e felicità. Grazie a voi, che ci odiate!
Attraverso le crudeli avversità, noi scopriamo il Dharma
E troviamo il Sentiero immutabile. Grazie a voi, avversità!
Grazie al fatto di venir spinti dagli altri, scopriamo il Dharma
E troviamo il significato essenziale. Grazie a voi che ci avete spronato!
Dedichiamo i nostri meriti a tutti voi, per ripagare la vostra gentilezza”.
          Gyalwa Longchenpa

Come può aiutare la meditazione sul Buddha, da Sogyal Rinpoche, in ‘Glimpseof the Day’:
"C'è una scintilla di speranza, un umorismo giocoso, nella postura che noi prendiamo nella meditazione, che risiede nella segreta comprensione che tutti noi abbiamo in noi la natura di Buddha.
Quindi, quando si assume questa postura, si sta giocosamente imitando un buddha, riconoscendolo e dandoci un vero e proprio incoraggiamento a far emergere la propria natura di Buddha. Voi cominciate a rispettare voi stessi come un potenziale buddha.
Allo stesso tempo, voi ancora riconoscete la vostra condizione relativa. Ma poiché voi vi siete lasciati ispirare da una gioiosa fiducia nella vostra vera natura di Buddha, per voi è possibile accettare più facilmente i vostri aspetti negativi e tratterete con essi in maniera più generosa e con più umorismo. 
Quando voi vi mettete giù a meditare, state invitando voi stessi a sentire la stima di sé, la dignità, e la forte umiltà del buddha che siete. Se semplicemente voi vi lascerete ispirare da questa fiducia gioiosa, questo è sufficiente: Così, con questa comprensione e fiducia, la meditazione sorgerà naturalmente…".



LIBRI UTILI
  • "The Mindful Way throughDepression: FreeingYourself from ChronicUnhappiness" by Kabat-Zinn, Williams, Teasdale, Segal
  • "When Things Fall Apart: Heart Advice for Difficult Times" by PemaChodron
  • "The Places That Scare You: A Guide to Fearlessness in Difficult Times" by PemaChodron
  • "The Zen Path Through Depression" by Philip Martin
  • "Working With Anger" by ThubtenChodron

16 gennaio 2016

Shiva - The Sensuous Yogi




Shiva - The Sensuous Yogi

There once dwelt in a dense forest a group of hermits engaged in the most difficult of austerities. The hermitage had a large number of knowledgeable and mighty sages, but they were for the most part ritualists, more involved in the actual process rather than appreciating the symbolic significance behind the liturgies they performed.

Lord Shiva in his role of an ascetic mendicant once approached this group of recluses to beg for alms. The force of Shiva's tapas or meditations glowed forth form his auric body. Combined with the spectacular flicker in his eyes, it presented him as extraordinarily handsome. This comely young ascetic, his naked body smeared with ashes, exerted a powerful influence upon the womenfolk of the hermitage.

The wives and daughters of the sages rushed out to greet the naked yogi. The hermits were utterly shocked at the sight of this unclad monk who drove their well-born wives and mothers to a demented level of desire. The women came with offerings of fruits and flowers. When they approached Shiva the sensuous yogi, they shed all restraint, taking hold of his hands, pleading for his attentions. They shed away their inhibitions, their ornaments, their clothes, and embraced the naked stranger with the skull in his hands.


The saints were left speechless. Their years of solitude and penance and the hard monastic life were all repudiated by the inexplicable aberrations of their noble wives. Confused, pained, bewildered and also very angry, the sages asked the stranger for his name and identity. Shiva greeted their queries with a silence. Driven to a level of frenzy the same as their chaste women, these sages in their uncontrolled outrage tore off Shiva's organ of generation from his body. But Shiva, the first amongst yogis, remained supremely unaffected both by the women's adoration and the sages' anger.

As soon as Shiva's organ fell to the ground it assumed a gigantic proportion, making everyone aware of the divine status of this handsome ascetic. Thus is said to have originated the emblematic worship of Shiva's organ, popularly known as the Shiva linga.


The rapture of love, the moment of euphoria in which we forget everything else (reason, wisdom, prudence, social rules, human interests etc), is but an image of the mystical bliss. The lover ceases to be himself and becomes one with the object of his/her desire. Indeed, for an instant, he/she ceases to exist as an individual, merging with the other being in totality.

The sole reality at that defining moment is the voluptuousness of desire that unites them:

"Just as in the embrace of his beloved, a man forgets the entire world, all that exists within himself and without, so in union with the Being of knowledge, he no longer knows anything, either within or without" (Brihadaranyaka Upanishad, 4.3.21).


For an instant, one achieves one's true goal, forgets one's own interests, ambitions, problems, and duties, and participates in that feeling of bliss that is one's true and immortal nature. Mystical rapture is a marvelous feeling of pleasure, similar to the effect produced by bhang, the Indian hemp and favorite drink of Shiva.

In order to be genuine, love and rapture of pleasure must be absolutely irrational. They must not be "useful," "normal," or according to law." They must not be a mere procreative act used to beget children for the continuance of our house, to look after us and defend our property. They must not be the outcome of marriage, which stabilizes our social position and represents a communion of interests. True love must be wholly useless and disinterested, far from any idea of family, progeny, or social order. Only then it is pure, true love.

This is why the mystical poets sing of illicit love, the love of what does not belong to you (parakiya) and not of what you already possess (svakiya). Loving a wife, or someone who belongs to us, is part of what binds us to the world of forms and not of what can free us from it. According to Alain Danielou, only adulterous, abnormal love can be considered pure and truly free from all ties, and only it can give us some idea of the mystic experience - it is absurd, disinterested, and destructive of all that is human.

Thus we should not wonder at the fact that representations of human love - the search for voluptuous pleasure - recognize none of the limits that social ethics wish to impose.

Hence the conduct of the virtuous ladies in the hermitage though shocking at first sight, is perfectly understandable from the above viewpoint. In fact the story also brings our attention to the fact that these women were more spiritually advanced than their men folk, who were engaged in endless itineraries of rituals whose symbolic significance they were unable to fathom and were thus far away from the true import of these spiritual pratices.

The ladies on the other hand were more intuitively fine tuned to appreciate the true nature of physical desire, sprung naturally from their archetypal inner being and in harmony with their primordial nature uncontaminated by man made constructs, including both social and moral.

The canonical iconography of Shiva further shows him with certain characteristic attributes which emphasize his sensuous nature, while retaining his essentially yogic profile.

Some of these traits making up the character and personality of Shiva are:

The Dance of Shiva

It is said that man danced before he spoke. He certainly danced before he painted and sculpted reliefs on his walls. All cultures of the world have given dance a ritual status before any formal ritual or liturgy was codified in texts, or recreated through relief or paint.


Yoga, like dance, is much more than a mere physical exercise. It is a holistic way of relating to the body that involves an increasing awareness on all levels: the physical, the mental, and the spiritual. Yoga unites the functions of each of these aspects of our personality. This is true for dance also.

Certainly any successful dance performance is characterized by a balanced harmony between the body and spirit. What is suggested here is that dance, like yoga, is a conscious attempt at integrating all the tiers of our existence. It does not negate but on the contrary affirms the sensual nature of our objective physical being, and treats it as fundamental to any attempt at spiritual awareness as our subjective intangible soul.

Dance is thus a spiritual channel, an opening of both metaphysical and sensuous doorways.


Whirling his limbs, gracefully carved as if a woman's, Shiva as Nataraja gyrates to the rhythms of his essentially fleshy dance - an outpouring of sensual stimulation in free and unrestrained exuberance. His dance is both supremely sexual and sublimely spiritual.

He is the god of destruction, his dance too is thus essentially of a similar nature. A ring of flames encircles him.


These are the cremation fires which are ultimately going to consume our mortal bodies. But on the other hand dance is also an act of creation. It brings about a new situation and transforms the perpetrator into a higher realm of reality and personality. Thus the forces gathered and projected in his frantic, ever-enduring gyration are both of creation and annihilation. According to Clarissa Estes, in her book 'Women Who Run With the Wolves':

"To make love. we dance with Death. There will be flowing, there will be draining, there will be live birth and still birth and yet born-again birth of something new. To love is to learn the steps. To make love is to dance the dance".


Applying the same criterion, we observe that Shiva's dance of death and regeneration is nothing but the recreation of the sexual act itself, which is composed of an interplay of desire, sensuality, highs and lows, and of course an overriding sensation of ecstasy, all an integral part of Shiva's dance.

A poet has beautifully described dance as "nature struggling to express itself, in terms of the joy of the dance." Hence by extension, in the frenzy of the actual physical act of mating can be discerned the ultimate truth of all manifested existence. This truth is that of birth and inevitable death. These are the defining qualities of Shiva's dance, as also of the sexual act, both of which communicate through an exhilarated appreciation of the body, for its own sake.


The Hair of Shiva

Shiva's tresses are long and flowing, and dark as the night is.

Supra-normal energy, amounting to the power of magic, resides in such a wildness of hair untouched by the scissors. The celebrated strength of Samson, who with naked hands tore asunder the jaws of a lion and shook down the roof of a pagan temple, was similarly said to reside in his uncut hair.


Shiva's hair also supports a crescent moon, a symbol of the female reproductive cycle.


Indeed much of womanly charm, the sensual appeal of the Eternal feminine, is also in the fragrance, the flow and luster of beautiful hair. On the other hand, anyone renouncing the generative forces of the vegetable-animal realm, revolting against the procreative principle of life, sex, earth, and nature, to enter upon the spiritual path of absolute asceticism, has first to be shaved.

He must simulate the sterility of an old man whose hairs have fallen and who no longer constitutes a link in the chain of generation. He must coldly sacrifice the foliage of the head. This is most significantly evidenced in the first act carried out by the Buddha when he renounced the royal palace. He severed his long and beautiful hair with his princely blade.


But though the spiritual and even earthly rewards of this ascetic attitude are high, Shiva does not shave or shear his hair, said to be "sweet with many a pleasant scent." Refusing to take advantage of the symbolical and potent devices of self-curtailment and deprivation, the arch-yogi is forever the unshorn male.

Shiva thus accepts the essentially sensual nature of the manifested world. He makes us aware that we can free ourselves from our attachments through the very attachments themselves and not otherwise. According to the Kama Sutra "those that seek liberation achieve it thanks to detachment, which cannot occur except after attachment, since the spirit of humankind is by nature attracted by the objects of the senses."


Nandi the Bull of Shiva


The vehicle of Shiva is a bull (vrishabh or vrisha in Sanskrit). He is the great sprinkler of the seed, and represents the fecundating energy of Kama the God of love.

The bull which wanders about, anxious to find a mate, is taken as the embodiment of the sex impulse. Most living creatures are governed by their instincts; they are ridden over by the bull. They are merely the appendage of their reproductive powers.



But Shiva is the master of lust. He rides on the bull. Only those who are masters of their own impulses can ride on the bull. Thus the image of Shiva atop his bull represents the sexual drive brought under control, though not weakened, through asceticism. As Mahayogi, the god is master of the bull. This is true even when he is with his shakti, and his images therefore often represent him sitting upon its back, poised gracefully and fully in control.
"Among those who have mastered the bull you are the bull keeper.
O Lord! Riding on the bull, you protect the worlds."
--- Lingopasana-rahasaya
A primary aim of yoga is to transform our mighty sexual potency into spiritual power. Yogis believe that sex energy is the very energy that man can utilize for the conquest of his own self. The sexually powerful man, if he controls himself, can attain any form of power, even conquer the celestial worlds. On the other hand, men of weak temperament are unqualified for great adventures, physical or mental.

The sex impulse must therefore never be denied or weakened. Yoga thus opposes exaggerated austerities. According to Zimmer, noted Indologist, a deity's animal mount is the manifestation of the god's divine essence. Indeed the man of strong powers is the vehicle of Shiva, through whom the deity reveals his own virile nature and powers. The bull of Shiva is hence also called the joyful (Nandi), correspondingly Shiva himself is known as the lord of joy (Nandikeshvara).
Kundalini and the Marriage of Shiva


The metabolic energy called Kundalini is symbolized as Parvati. She is conceived as the serpent power which lies coiled in the lowest chambers of the human body. Kundalini when properly quickened, unfolds her vibrating hoods and by an upward sweep enters the spinal cord and then the brain, and finally unites above the head with Shiva. In mythology, Shiva's wedding with Parvati is the entrance of this serpent power into the Higher Mind which is compared to the snowy mountains of Kailash. Kailash is the symbol of the highest mind and Shiva has his abode on this mountain where silence reigns eternally.

The analogy is between a human wedding which releases the highest ecstasies of the flesh, and the wedding of Kundalini with Shiva, which is a symbol of the highest bliss attainable by an individual soul.


Conclusion

Our body is the instrument of our destiny. Our intellectual mechanism and spiritual being are not independent of the body that shelters and nourishes them. If we wish for success in anything whatever, we must take care of our body: cherish, satisfy, and content it. Yogis condemn abstinence, just as they condemn excess, since both cause imbalance in the physical and intellectual being. A healthy, vigorous, satisfied body, one that is pleasant to inhabit, is the best vehicle and instrument for human and spiritual accomplishment.

Eroticism and pleasure in all its forms are vital for man's intellectual and physical balance. Life is transmitted through the sexual act, and the giving of life is a duty, a debt to be discharged by whoever has received it. Besides its practical utility, however, physical pleasure plays an essential role in our inner development. It is the image of divine bliss and prepares us and aids us to attain it. A man who strives to be chaste and who fears, condemns, and thwarts physical love can never free himself from the prison of the senses. He weaves around himself a web of obscure frustrations, which will hinder him from realizing his transcendental destiny.

On the other hand, the man who has tasted all kinds of sensual pleasure can gradually turn aside from them, finding greater sensual pleasure in union with the divine. This is no longer renunciation, but liberation. In discovering the divine, the realized man gradually loses interest in earthly things, virtue, honor, vice, and pleasure. He considers the human act of love in the same way that he breathes the perfume of flowers or listens to the song of birds.

Indeed the remark of the saint who said "I have never renounced any vice: it is they who have left me" summarizes the message of Shiva.


In the Puranas, which collect the most ancient mythological and historical legends, Shiva appears as a mysterious and lascivious deity of the primeval forest. He is naked, and his beauty seduces all beings. The sages practicing austere asceticism are disturbed by the charms of this unconventional god. His virile power is described as limitless. Wandering through the forest, the symbol of the cosmos, always ithyphallic, he scatters his seed. From his seed are born plants, metals, and precious stones.

God of eroticism, Shiva is also the master of Yoga, which is described as the method used to sublimate virile power and transform it into mental and intellectual power. He is therefore the "great Yogi." Fittingly therefore, the Kama Sutra designates the various positions adopted in the act of love as asanas, the same term used to describe the postures of Hathayoga.

Although both Shiva and his goddess Shakti are creator deities, the true scope of their union is not procreation, but pleasure and voluptuousness (ananda). A whole world of legend and myth narrates their love. The two opposites, the positive and the negative pole, acquire reality only in their relations with each other. They exist solely in what unites them, in the spark of pleasure that jumps from one to the other. In other words, the immanent cause of the universe, substance, and creation, is voluptuous desire.


The spermatozoid substance placed in the female has a fecundating action, but the same substance, when reabsorbed through sexual abstinence, nourishes the cerebral matter. Rising, according to yogic formula, through the subtle channels flanking the backbone, it renders the intellectual faculties more acute. The Yogi perceives sexual energy as though it were coiled up at the base of the spine, which is why it is called kundalini (coiled) and likened to a sleeping snake. When, by means of mental concentration, it awakens and unwinds its coils, it rises like a column of fire toward the zenith, toward the top of the skull - the image of the heavenly vault - and pierces it to reach the transcendent worlds inhabited by Shiva. Shiva's liberated phallus represents this illuminating power rising heavenward beyond the material world. Thus is the linga likened to a pillar of light, guiding us to true knowledge.


References and Further Reading
Agrawala, Vasudeva S. Siva Mahadeva: Varanasi, 1984.
Danielou, Alain. The Hindu Temple: Vermont, 2001.
Danielou, Alain. The Myths and Gods of India: Vermont, 1991.
Danielou, Alain. Virtue, Success, Pleasure, Liberation; The Four Aims of Life in the Tradition of Ancient India: Vermont, 1993.
Estes, Clarissa Pinkola. Women Who Run With the Wolves: London, 1998.
Gokhale, Namita. The Book of Shiva: New Delhi, 2001.
Gupta, Roxanne Kamayani, Ph.D. A Yoga of Indian Classical Dance: Vermont, 2000.
Gupta, Shakti M. Shiva: Bombay, 1993.
Tucci, Giuseppe. Rati-Lila An Interpretation of the Tantric Imagery of the Temples of Nepal: Geneva, 1969.
Maxwell, T.S. The Gods of Asia: New Delhi, 1997.
Meister, Michael W (Ed). Discourses on Shiva: Bombay, 1984.
Morningstar, Sally. Moon Wisdom: 2000.
Zimmer, Heinrich. The Art of Indian Asia; Its Mythology and Transformation (two vols.): Delhi, 2001
Zimmer, Heinrich. Myths and Symbols in Indian Art and Civilization: Delhi, 1990.
Article by Nitin Kumar, editor, Exotic India

12 gennaio 2016

Nietzsche e il Buddhismo Zen



Quando si parla di Nietzsche, immediatamente si associa quaesto nome al teorico del nazismo. Già da diversi anni, a partire da Giorgio Colli, c'è stata una revisione del suo pensiero. Se ormai sappiamo che "Volontà di potenza" è stato modificato dalla sorella in senso antisemitico, bisogna però anche abituarsi a non interpretare i concetti più famosi (volontà di potenza, oltreuomo, grande salute...) alla lettera. 

Nietzsche voleva dirci tutt'altro. 

La volontà di potenza non è sete di dominio, ma capacità psico fisica ed energetica, l'oltreuomo non è il Superman dei fumetti, la grande salute è sinonimo di virtù che dona. Però è anche vero che Nietzsche era schizofrenico, misogino, era una persona terribile...

Secondo Jung è impazzito perchè ha unilateralizzato la coscienza verso l'oltreuomo, si è identificato con Dio. Ma per superare bisogna anche passare attraverso l'ultimo uomo (pensate al funambolo e la pagliaccio dello Zarathustra). Vi propongo un confronto tra la filosofia di Nietzsche e il buddhismo zen. 

Nietzsche non raggiunge l'oltreuomo, ma lo zen sì, perchè lo zen passa attraverso la dissoluzione del tutto... 




Nietzsche e il buddhismo zen 

Secondo Andler « il n’y a pas croyance religieuse que Nietzsche ait étudié plus passionément que le buddhisme ». 

Vi è però un’oscillazione da parte del Nostro nel valutare il buddhismo :
• “Umano, troppo umano”: mentre il cristianesimo implica una giustizia verso di sé tale da esigere anche la vendetta verso se se stessi, nel buddismo l’amore di sé implica anche il perdono, cosa che nel cristianesimo può essere concessa solo da Dio.
Ma c’è di più: perdonarsi nel buddismo significa conoscersi al di fuori di ogni giudizio morale. (In realtà manca il concetto di peccato…) Il buddismo è quindi la religione dell’autoredenzione, che privilegia l’aspetto teoretico-conoscitivo versus l’interesse moralistico cristiano (C’è da sottolineare che Nietzsche disprezzava la tradizione cristiana da S. Paolo, non la figura di Cristo, con cui si identificava nei momenti di schizofrenia)
“Genealogia della morale”: Il buddismo, così come il cristianesimo, nasce da una malattia della volontà. Non solo, ma nel suo tentativo di superare ogni dualismo, non fa che ripristinare le dicotomie. Infatti, giungendo ad una condizione spirituale che supera ogni dualismo, questa condizione viene considerata migliore di altre… 
“L’anticristo”: il buddismo è più realistico del cristianesimo, è la sola religione veramente positivistica che ci mostri la storia. Implica l’a-moralismo (il moralismo esiste solo dove ci sono dualismi), è lontano dal ressentiment del cristianesimo, predilige uno stile di vita impostato ssul libertinage, è una religione per epoche avanzate. Il buddismo non promette e mantiene, il cristianesimo promette tutto e non mantiene niente. (In scritti contemporanei però il buddismo è una catastrofe nichilistica)
Elementi comparabili tra Nietzsche e il buddismo zen

Prima vorrei far notare una cosa, e cioè che per lo zen non c’è bisogno di rifugiarsi 10 anni sulle montagne come Zarathustra per raggiungere l’lluminazione: questa può essere raggiunta ovunque, una volta passati attraverso la passione dell’io ed aver cancellato ogni dualismo tra soggetto e oggetto
Nietzsche : Abbiamo inventato la nozione di sostanza, perché ci pensiamo come tali.   Ma la sostanza non esiste, l’ego empirico deve passare attraverso la sua dissoluzione e aprirsi al campo infinito di possibilità. “Dovete avere il caos il voi per partorire una stella danzante”, laddove la stella danzante è simbolo di completezza e il caos è inteso in senso etimologico, come apertura infinità di possibilità 
Zen: Buddha critica la nozione di atman come sostanza. Bisogna rinunciare alla sostanzialità dell’io. 
Il Tao è il vuoto che si identifica con un’incommensurabile condizione di evenienza per infinite possibilità. Non solo non esiste un Io- sostanza, ma nemmeno una realtà esterna all’Io, perché noi siamo dentro la realtà
Nietzsche: La dottrina dell’eterno ritorno, l’essenza intesa come Divenire, la volontà di potenza che è accettazione del proprio potis-esse e partecipazione al gioco cosmico, amor fati, negano la finalità dell’azione, che è al di là del bene e del male.  
Zen: Critica alla finalità. “l’atto perfetto non ha risultato. Perché? Perché non c’era l’attore” 
Nietzsche: Virtù che dona: virtù che scaturisce da una sovrabbondanza energetica, e che dona questo surplus di energia, così come il sole, la terra, la fontana… Però non si aspira alla virtù che dona, bensì si tende ad essa. L’essere oltre uomo o superuomo dipende dal nostro quantum energetico e solo chi ha alta energia può godere di grande salute, può avere in sé la virtù che dona. Non c’è gerarchia morale tra la virtù che dona e le virtù mescine, le virtù oppiacee, perché sono legate al nostro potis-esse e ognuno non può che essere ciò che è (critica al concetto di libertà) 


Zen: Azione eccellente: azione che, in piena autonomia riesce ad esprimere il massimo e il meglio delle capacità di chi la compie
Nietzsche: “Capire l’egoismo in quanto errore! L’opposto non è affatto l’altruismo, che sarebbe amore per altri presunti individui. No! Al di là di me e di te! Sentire in modo cosmico! 
Zen: L’egoismo è un errore gnoseologico, prodotto da una miopia incapace di scorgere che l’ego è una finzione 
Nietzsche: Eterno ritorno come divenire del divenire medesimo, come attimo immenso in cui tutto appare di nuovo, in eterno, tutto intrecciato, incatenato, passato, presente e futuro. 
Zen: Satori: interconnessione universale di ogni cosa, di ogni momento 
La risata in Nietzsche è simbolo di non attaccamento a qualcosa (v. il pastore che ride dopo aver staccato la testa del serpente, cioè dopo essersi liberato della versione circolare e semplicistica dell’eterno ritorno). Per questo è importante saper ridere di se stessi, cioè saper essere distaccati da quell’ego che non esiste se non come pluralità di ego 
Zen: Wu wei: non azione. “Non vincolatevi a nessun oggetto, ma tenetevi in alto, andate avanti, restate liberi”. Non bisogna nemmeno essere attaccati al raggiungimento della liberazione… Bisogna farsi vuoto
N.B. Per il buddismo zen, quando ci si trova davanti ad un’alternativa binaria, a possibilità di risposte solo dualistiche, bisogna passare oltre…

9 gennaio 2016

Esseni e Qumran




Emanuela Cella Ferrari 
fonte: www.specchiomagico.net


Gli Esseni furono una setta di grande interesse, con una visione del mondo molto particolare.

Essi espressero per la prima volta idee che sono della massima importanza per il nostro tempo.

Per avere notizie su di loro bisogna risalire alla grande scoperta, fatta nel 1947, all'interno di grotte situate nei pressi di Qumran, nel Mar Morto, nelle quali vennero ritrovati rotoli interi di documenti e numerosi frammenti degli stessi. Una parte consistente di documenti è già stata pubblicata, una parte ancora no.

I primi scopritori si convinsero che la setta dei rotoli fosse la comunità degli Esseni. Questa comunità era già conosciuta da secoli, attraverso gli scritti degli autori antichi, tra i quali Flavio Giuseppe e Filone Alessandrino, famoso filosofo giudaico.

Lo stanziamento degli Esseni è menzionato anche da Plinio il Vecchio, vissuto nel primo secolo della nostra era, autore di un'opera di storia naturale in lingua latina.

Nei rotoli ritrovati non compare il nome Esseni. Nelle fonti greche essi sono citati come Essaioi o Essenoi. Sul significato della parola Esseni sono state fatte numerose congetture. Secondo alcuni sembra che la forma latina potesse derivare dall'ebraico " hasidium" (pii), secondo altri il nome derivava dall'aramaico "asya" (medico).

La questione, però, è di secondaria importanza; infatti, sebbene alcuni autori antichi abbiano citato gli Esseni, solo oggi, attraverso i loro scritti, possiamo capire chi essi siano.

Tra i rotoli vi sono opere che sono sicuramente collegate agli scritti esseni, ma ve ne sono altre che non sono interamente di provenienza essena. Gli Esseni erano impegnati nello studio della Bibbia per ritrovare il loro ruolo nella storia del mondo; essi composero delle opere di esegesi biblica.

Si stanziarono nella zona del Mar Morto, vicino a Ein Gedi, e qui fondarono la loro comunità e misero i rotoli nelle grotte, proprio nel luogo dove essi vennero ritrovati.

Per approfondire: www.fuocosacro.com



La vita quotidiana

Secondo Plinio gli Esseni erano una comunità che aveva abbandonato le vanità del mondo.

Essi si erano elevati spiritualmente ed avevano conseguito una conoscenza mistica piuttosto consistente. Si erano isolati vivendo tra le palme da dattero, tenevano la proprietà in comune e non si sposavano, vivendo in uno stato di santità.

Si dichiaravano pacifisti, ma si preparavano, al tempo stesso, per la guerra di distruzione totale, una rivoluzione mondiale nella quale essi sarebbero stati l'Elite di Israele. Vivevano presso le rive dei laghi e dei fiumi, lontani dai centri abitate e dalle città. Erano principalmente agricoltori e frutticoltori, vantavano una grande conoscenza del suolo e del clima, e questo permetteva loro di coltivare una notevole varietà di frutta e vegetali anche in zone relativamente desertiche.

Gli Esseni non avevano schiavi o servi: furono il primo popolo che condannò la schiavitù sia nella teoria che nella pratica. Nella loro comunità non esistevano il ricco e il povero, perché queste condizioni erano considerate delle deviazioni dalla loro legge.

Si dedicavano principalmente allo studio, sia della Bibbia che delle discipline come la medicina e l'astronomia. Essi furono considerati gli eredi dell'astronomia persiana e caldea e dell'arte egizia della guarigione. Erano anche esperti profeti e si preparavano alla profezia con un digiuno prolungato. Conducevano una vita semplice, alzandosi ogni mattina prima dell'alba per studiare, si bagnavano ritualmente nell'acqua fredda ed indossavano tuniche bianche.

Dopo il lavoro quotidiano nei campi e nelle vigne consumavano il loro frugale pasto in silenzio: non mangiavano carne e non bevevano vino. La sera era l'inizio della loro giornata, e il loro Sabato, o giorno santo, cominciava il venerdì sera ed era, per loro, il primi giorno della settimana.

Questa giornata era dedicata allo studio, alla discussione, alla musica, poiché essi suonavano diversi strumenti musicali. Dato il loro stile di vita, essi erano persone sane e robuste e raggiungevano spesso la tarda età.

Per essere ammessi alla loro comunità bisognava sostenere un periodo di prova di un anno, quindi seguivano tre anni prima dell'iniziazione, seguiti da sette anni di tirocinio prima di essere ammessi completamente.

Testimonianze riguardanti il loro stile di vita giungono dagli scritti dei loro contemporanei. Oltre ai già citati Plinio, Giuseppe Flavio e Filone, anche Solanius ed altri ne parlarono in vari modi, definendoli "una razza particolare, più interessante di tante altre" e venivano considerati "i più antichi iniziati che ricevono il loro insegnamento dall'Asia centrale".

La dottrina

Tracce del loro insegnamento sono apparse in tutte le religioni. 

I principi fondamentali erano insegnati anticamente in Persia, Egitto, India, Tibet, Palestina, Grecia e molti altri paesi.

La parte esoterica del loro insegnamento era rappresentata dall'Albero della Vita, dalle Comunioni Essene con gli Angeli, e dalla Settupla Pace.

L'insegnamento essoterico appare nel primo libro del Vangelo Esseno della Pace e nei Rotoli del mar Morto.

La loro dottrina si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, che la trasformò in uno stile di vita seguito per migliaia di anni.

Esso contiene i concetti fondamentali del Brahmanesimo, dei Veda, e anche i sistemi dello Yoga derivano dalla stessa sorgente. Budda divulgò le stesse idee di base e il suo "sacro Albero dell'Illuminazione" è collegato all'Albero della Vita.

In Tibet il loro insegnamento viene espresso nel Cerchio della Vita Tibetano. Esso fu parte integrante della cultura dei Fenici e della scuola alessandrina di filosofia in Egitto e contribuì a manifestazioni della cultura occidentale come la Massoneria, lo Gnosticismo, la Cabala e il Cristianesimo.

Gli Esseni vivevano in questo mondo, ma non ne facevano realmente parte. Essi erano convinti di vivere in compagnia degli angeli, sentivano di essere la "comunità di Dio", gli eletti, e tratteggiavano una Città del Tempio spirituale secondo la loro propria concezione.

L'idea di base che il Maestro di Giustizia trasmise al mondo fu la "dottrina della predestinazione". Il principio di base consiste nell'affermare che tutto è predestinato da Dio e che, quindi, non può essere modificato.
Secondo le loro credenze il termine "pentimento" acquistò un significato differente tra gli Esseni rispetto agli altri Ebrei. L'eletto esseno era una persona la cui elezione era stata predestinata. Egli viveva nel mondo, ma il fatto che ne avrebbe abbandonato le vanità entrando nella comunità e accettandone le regole, questo era oggetto di predestinazione. 

Gli Esseni chiamavano questo cambiamento, disposto da Dio, "pentimento". Essi non avevano , però, solo un pensiero riguardante la predestinazione, il loro pensiero era anche dualista.

Il dualismo tra bene e male era già apparso nella Bibbia, ma gli Esseni vi aggiunsero un altro dualismo: l'opposizione tra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre. 
Secondo il loro modo di vedere, Dio aveva predisposto in anticipo la divisione di due campi rivali, in opposizione. Dalla fonte della luce provenivano tutte le generazioni dei Figli della Luce, dalla fonte delle Tenebre provenivano le generazioni dei Figli delle Tenebre. Quindi una delle componenti base della predestinazione essena era la suddivisione tra malvagi e giusti. 

Se un uomo era predestinato, fin dalla creazione, ad essere Figlio della Luce, lo diventava effettivamente; allora si univa alla comunità e Dio stesso lo avrebbe preservato dalla sofferenza e dal peccato. A questa concezione si aggiungeva la divisione tra bene e male all'interno del mondo spirituale: al di sotto di Dio c'erano due generi di uomini e due generi di esseri spirituali.

Gli spiriti erano divisi in due tipi; gli spiriti di menzogna e gli spiriti di verità. A capo degli spiriti di menzogna si trovava Belial, cioè Satana, al di sopra degli altri l'arcangelo Michele.

I Figli della Luce erano considerati, quindi, gli eletti della setta, mentre gli altri, Ebrei e gentili, erano i Figli delle Tenebre, condannati all'inferno. Il malvagio sarebbe stato sconfitto con la Guerra della Fine dei Giorni e il giusto sarebbe sopravvissuto.

Nonostante la loro idea di predestinazione, gli Esseni non pensavano affatto che l'uomo dovesse rimanere inattivo; egli doveva dar prova della sua elezione attraverso la sua iniziativa, dimostrando a se stesso e agli altri di essere stato scelto a far parte degli eletti.

Gli Esseni erano molto più rigorosi degli altri Ebrei nell'osservanza dei precetti e consideravano gli altri come seguaci di una via più facile ed agevole.

Essi raggiunsero delle alte vette dal punto di vista spirituale e di pensiero. Sono gli Ebrei che riuscirono ad affrontare, anche se in modo irreale e piuttosto utopistico, problemi molto gravi della condizione umana che ancora oggi hanno per noi una grande importanza.




I Rotoli del Mar Morto 

Nelle grotte di Qumran venne scoperta una grande quantità di Rotoli. Una buona parte di essi è stata danneggiata dagli agenti atmosferici e dai parassiti.

In meno di venti grotte vennero ritrovate delle testimonianze fondamentali per lo studio della letteratura religiosa ebraica e per una migliore comprensione del Cristianesimo delle origini. Molti di questi testi hanno interesse solo per gli specialisti, altri sono costituiti da frammenti molto piccoli, al punto tale da non poterne ricostruire il pieno significato.

Una parte dei rotoli sono dei commenti a vari libri dell'Antico Testamento e ad altre opere ebraiche apocrife. Di seguito parleremo di alcuni rotoli di particolare interesse.


ROTOLO DI RAME

Il Rotolo di Rame venne ritrovato nella grotta n. 3 di Qumran. Questo documento è l'inventario di 64 luoghi dove era nascosto un tesoro formato da oro, argento e pietre preziose. Molti dei luoghi che vengono nominati si trovano a Gerusalemme, sotto o nelle vicinanze del Tempio; altri sono in territori vicini ad una distanza equivalente a quella di Qumran.

Se le cifre di cui parla il rotolo sono esatte, il tesoro ammonterebbe a 30 milioni di sterline, una somma che sicuramente piacerebbe a molti. Ma ciò che più conta del valore materiale è il significato religioso e simbolico; questo rende tale tesoro di un valore inestimabile.

Quando fu rivelato il contenuto del rotolo non venne fatto nessun accenno alla circostanza che nel testo si affermava che si trattava del tesoro del Tempio di Gerusalemme, da dove era stato trasportato per essere nascosto e protetto dagli invasori romani. Si può concludere, quindi, che il Rotolo di Rame risalga al tempo dell'invasione romana del 68 d. C.

Alcuni esperti sostengono che si tratta di un tesoro del tutto immaginario, ma per molti studiosi esso è esistito realmente. Una cosa è certa: è impossibile localizzare i nascondigli segreti, in quanto le indicazioni, i luoghi, i punti di riferimento hanno toponimi locali ormai dimenticati da tempo.

Nel 1988 venne fatta un'ulteriore scoperta a poca distanza dal luogo dove era stato trovato il Rotolo di Rame. In una grotta, a circa un metro di profondità sotto il livello attuale del terreno, venne rinvenuta una piccola anfora risalente all'epoca di Erode e dei suoi immediati successori. Doveva essere considerata di grande valore, poiché era stata nascosta con molta cura ed era stata avvolta in un telo di fibre di palma. Conteneva un olio denso di colore rosso la cui composizione, in base a delle analisi chimiche, risultò essere sconosciuta. Si pensa che questo olio fosse un balsamo, un'essenza preziosa prodotta a Gerico ed usata per consacrare i legittimi re d'Israele.

La sua composizione, purtroppo, non può essere stabilita con certezza perché l'albero da cui l'olio veniva estratto è ormai estinto da millecinquecento anni. In ogni caso, se questo olio fosse veramente un'essenza balsamica, potrebbe far parte del tesoro di cui parla il Rotolo di Rame. In ogni caso il principale privilegio del Rotolo di Rame è di aver dimostrato che Qumran non era una comunità completamente isolata, bensì legata a fazioni collegate al Tempio di Gerusalemme.

LA REGOLA DELLA COMUNITA' O MANUALE DI DISCIPLINA

La Regola della Comunità venne rinvenuta nella grotta numero 1. Essa illustra i riti e le regole che guidavano la vita della comunità, le istruzioni al Maestro e ai subalterni e i principi di comportamento e le punizioni per la loro violazione.

Il testo incominciava enunciando i principi in base ai quali la comunità si definiva e si distingueva. Secondo tali principi i membri dovevano impegnarsi in un "Patto davanti a Dio per fare tutto quanto Egli ha ordinato" e, sempre secondo tali principi, a chi praticava l'obbedienza sarebbero "state perdonate tutte le colpe".

La fedeltà alla Legge aveva una importanza fondamentale; tra le varie denominazioni che designavano i membri c'erano i "Guardiani del Patto"e gli "zelanti della legge". Il Patto prevedeva determinati riti, tra cui il lavaggio e la purificazione per mezzo del battesimo, non una volta soltanto, ma tutti i giorni. Vi erano le preghiere quotidiane all'alba e al tramonto e la recita della Legge.

Tra questi riti si parla anche del "patto della comunità"simile, come dimostrano altri rotoli, all'Ultima Cena; essa parla anche del Messia. I membri che "procedono nella via della perfezione" devono rispettare la Legge "fino alla venuta del Profeta e dei Messia di Qumran e di Israele". In questo brano del rotolo si fa riferimento a due figure regali, a due Messia distinti: uno discendente dalla stirpe di Aronne, l'altro della stirpe di Davide e Salomone, quindi di Israele.

All'epoca il termine Messia aveva un significato ben diverso da quello della tradizione cristiana: significava "l'Unto", cioè colui che era stato consacrato con l'olio. Nella tradizione di Israele sia i re che i sacerdoti erano unti, cioè messia.


LA REGOLA DELLA GUERRA

Copie di questo rotolo vennero trovate in due grotte: nella grotta numero 1 e nella grotta numero 4. La Regola della Guerra è un vero e proprio manuale di strategia e tattica militare; evidentemente faceva riferimento a circostanze specifiche ed era intesa per un tempo ed un luogo particolare.

Ecco un esempio: "Anche le sette formazioni dei cavalieri si terranno alla destra e alla sinistra della linea di combattimento, ma prenderanno posizione da una parte".

Il testo del rotolo ha lo scopo di sollevare il morale e di aizzare la comunità contro il nemico invasore. Dà anche una dimensione metafisica e teologica alla lotta, definendola lo scontro tra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre.

Il rotolo contiene anche un dato essenziale per la sua determinazione cronologica. Infatti, quando parla dei Romani il testo nomina "il loro re", quindi il periodo a cui si riferisce non è quello della Roma repubblicana, bensì il periodo della rivolta della Palestina del 6 d. C. quando i soldati di Roma imperiale la invasero. Quindi la Regola della Guerra va considerata non nel contesto di un'epoca pre–cristiana, bensì nel primo secolo dopo Cristo.


due tomaie del 1 secolo d.c. rinvenute nel complesso di Qumran



IL ROTOLO DEL TEMPIO

Il Rotolo del Tempio sembra sia stato trovato nella grotta N. 11, ma non è un dato certo. Il rotolo tratta del tempio di Gerusalemme, ne dà la pianta, elenca gli arredi, le attrezzature, e parla dei riti che vengono praticati all'interno di esso. Il rotolo del Tempio è una specie di Thorah alternativa usata dalla comunità di Qumran e da altre sette palestinesi. La Thorah ufficiale comprende i primi cinque libri dell'Antico Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio; il Rotolo del Tempio costituisce il sesto Libro della Legge.

In esso sono contenute le leggi riguardanti i riti e le cerimonie del culto del Tempio, quindi il rituale di purificazione, le leggi riguardanti il matrimonio e le pratiche sessuali. Sono comprese in esso anche le leggi riguardanti l'istituzione della monarchia in Israele, il carattere, il comportamento, la condotta e gli obblighi del re.

Per esempio, è severamente vietato dalla legge che il re sia uno straniero, che abbia più di una moglie e che, come tutti gli ebrei, sposi la sorella, la zia, la moglie del fratello o la nipote. La maggioranza di questi tabù non sono nulla di nuovo, perché di essi si parla nell'Antico Testamento, a parte il matrimonio con la nipote.

I rotoli vengono considerati dagli esperti come risalenti all'epoca dei re Maccabei di Israele.
Con l'ascesa al trono di Erode e dei suoi discendenti la situazione cambiò. Prima di tutto, secondo gli standard ebraici del tempo, Erode era uno straniero, un arabo dell'Indumenea, una regione a sud della Giudea. In secondo luogo fra i re erodiani era frequente il fatto di sposare le nipoti. Quindi i divieti elencati nel Rotolo del Tempio si riferivano ad un tempo molto preciso, e sono una critica diretta alla dinastia di Erode, una dinastia di re stranieri, imposti e mantenuti da Roma imperiale.

COMMENTO AD ABACUC

Questo rotolo venne trovato nella grotta n. 1; è il testo che più si avvicina ad una cronaca della comunità. Il Commento ad Abacuc racconta di un certo numero di membri della comunità che, seguendo le istigazioni di un personaggio chiamato "uomo di menzogna", si allontanarono rompendo il patto e cessarono di rispettare la Legge. Questo fece sì che esplodesse un conflitto fra loro e il capo della comunità, il Maestro di Giustizia.

Venne nominato anche un avversario malvagio conosciuto come il "Sacerdote empio". Ciò che rende importante questa figura è l'indizio che fornisce per datare gli eventi narrati nel Commento ad Abacuc. Se il sacerdote empio era un membro della gerarchia del Tempio, significa che il Tempio esisteva ancora. Come nel caso della Regola della Guerra, in questo rotolo si fa riferimento alla Roma Imperiale, quindi alla Roma del primo secolo avanti Cristo.

Il Commento ad Abacuc allude ad una pratica particolare: le truppe romane vittoriose fanno offerte sacrificali alle loro insegne. Tale pratica non avrebbe potuto essere riferita al periodo della Roma repubblicana, perché a quell'epoca le truppe vittoriose avrebbero offerto sacrifici agli dei. Solo con la creazione dell'impero, quando l'imperatore venne considerato una divinità e divenne, per i suoi sudditi, un dio, la sua immagine o il suo simbolo furono riprodotti sugli stendardi dell'esercito.

Quindi il Commento ad Abacuc, la Regola della Guerra, il Rotolo del Tempio fanno riferimento all'epoca di Erode.

Per finire, ecco alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto, tratti da Il Vangelo esseno della pace (edizione integrale) di EDMOND BORDEAUX SZEKELY. Edizioni M. Manca, Genova, 1978. Traduzione a cura del Centro Studi Biogenici (Roma)

Dal MANUALE DI DISCIPLINA:
"Possa Egli benedirti con ogni bene e proteggerti da ogni male. Possa Egli illuminare il tuo cuore con la conoscenza della vita e favorirti con l'eterna saggezza. Possa Egli far discendere su di te le sue Settuple benedizioni e la pace infinita".

Dal LIBRO DEGLI INNI:

"Mi hai fatto conoscere la tua casa profonda e misteriosa. Tutto esiste grazie a Te e non c'è niente al di fuori di Te. Con la Tua Legge hai diritto al mio cuore affinché orienti i miei passi verso giusti sentieri che conducono alla Tua Presenza ".

Dai SALMI DI RINGRAZIAMENTO:
"Loderò le Tue opere con canti di ringraziamento continuamente, di periodo in periodo, ogni giorno secondo l'ordine stabilito: all'arrivo della Luce nel suo deflusso serale, e al ritorno del giorno col defluire delle tenebre; in continuazione, per tutte le generazioni del tempo"