“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

26 settembre 2011

La liberazione attraverso l'Udire

Buon Viaggio Riccardo

Capitolo tratto da “Books of the Dead – Manuals for Living and Dying”, by Stanislav Grof,



Europe: A woodcut depicting a praying skeleton, probably symbolic of the 'Black death', anon., c. 15th century

Il Libro Tibetano dei morti, o Bardo Thödol, è un testo funebre molto più recente del suo corrispondente egizio e possiede incomparabilmente maggior consistenza interna e coerenza.

A differenza del Pert em hru ( libro dei morti egizio) è un testo ben definito e omogeneo, del quale conosciamo l’autore e la data approssimata della sua redazione.

The Ceremony of "Opening of the Mouth" being performed on the mummy of the royal scribe Hunefer at the door of the tomb.


Nonostante abbia la sua base in un materiale orale molto più antico, fu scritto per la prima volta nell’ottavo secolo ed è attribuito al Grande Guru Padmasambhava.


Questo leggendario maestro spirituale ha introdotto il Buddismo nel Tibet ed ha stabilito i fondamenti del Vajarayana, un insieme di insegnamenti buddisti e di elementi di una tradizione indigena ancestrale chiamata Bon, che fu la religione principale del Tibet prima dell’arrivo di Padmasambhava.

Si sa poco con certezza circa la religione pre-buddista del Tibet; tuttavia, una delle sue preoccupazioni dominanti sembrava essere la continuità della vita dopo la morte. Essa possedeva elaborati rituali che avevano come finalità assicurare che l’anima della persona morta fosse condotta in sicurezza nell’aldilà.

Animali sacrificati, cibi, bevande e vari oggetti preziosi accompagnavano il morto durante il percorso postumo. I riti funebri erano particolarmente elaborati quando moriva un re o un nobile. In queste occasioni, il sacrificio prevedeva l’immolazione di compagnie umane selezionate, le cerimonie coinvolgevano un grande numero di sacerdoti e ufficiali di corte e duravano parecchi anni.

Oltre ad assicurare la felicità del morto nell’oltretomba, si auspicava che questi riti influissero beneficamente sul benessere e la fertilità dei vivi.

Aspetti caratteristici dell’ antica religione tibetana originale erano il culto agli dei locali, specialmente le divinità guerriere e della montagna e l’uso di stati di trance per attività oracolari. Il Bon originale possedeva componenti animici e sciamanici significativi.


Dopo l’arrivo del Buddismo nel Tibet, entrambi i sistemi religiosi coesisterono e, malgrado la loro diversa natura, si fertilizzarono a vicenda intrecciandosi ampiamente.

Nelle loro forme estreme, è relativamente facile distinguere il Buddismo genuino dalla religione Bon; tuttavia, nella pratica, esse sono così intimamente amalgamate che, nella mente della maggioranza delle persone, sono state fuse in un unico sistema di verità di fede.

Gli elementi non buddisti sono particolarmente evidenti nel rito del sacrificio rituale di persone ai demoni locali, praticato da certi yogi ascetici. Il Bardo Thödol è una guida alla morte e al morire, un manuale che aiuta chi è partito a riconoscere, con l’aiuto di un lama competente, i vari stadi dello stato intermediario tra la morte e la successiva rinascita e ad ottenere la liberazione.

Gli stati di coscienza associati al processo della morte e della rinascita appartengono ad una famiglia più ampia di stati intermedi o bardi:
1. Lo stato bardo naturale dell’esistenza intrauterina   
2.Il bardo dello stato di sogno   
3.Il bardo dell’equilibrio estatico durante la meditazione profonda   
4.Il bardo del momento della morte (Chikhai Bardo)   
5.Il bardo delle illusioni karmiche che si susseguono alla morte (Chonyid Bardo)   
6.Il bardo del processo inverso, o dell’esistenza samsarica, quando ci si appresta a cercare la rinascita (Sidpa Bardo).
Il Libro Tibetano dei morti fu scritto come una guida per il morire; tuttavia possiede livelli di significato addizionali. Secondo gli insegnamenti buddisti, morte e rinascita non avvengono soltanto in connessione con il decesso biologico e il successivo inizio di un’altra vita, bensì in ogni momento della nostra esistenza.

Gli stati descritti nel Bardo Thödol possono essere sperimentati anche in stati meditativi durante una pratica spirituale sistematica. Questo importante testo è, perciò, al tempo stesso, una guida per la morte, una guida per la vita e una guida per i ricercatori spirituali seri. Esso è costituito da una serie di istruzioni su sei tipi di liberazione: liberazione attraverso l’udire, l’indossare, il vedere, il ricordare, il gustare e il toccare.

Le istruzioni circa i diversi tipi di liberazione furono formulate da Padmasambhava e scritte da sua moglie. Padmasanbhava sotterrò questi testi sulle colline Gampo del Tibet centrale, così come fu fatto con molti altri testi e oggetti sacri, chiamati termas o “tesori nascosti”. Egli concesse il potere di scoprirli a venticinque dei suoi discepoli principali. 
 
I testi del Bardo Thödol furono scoperti più tardi da Karma Lingpa, che appartenne alla tradizione Nyingma e che si incarnò successivamente in uno di questi discepoli. Questi testi sono utilizzati, da secoli, da chi studia con serietà i suoi insegnamenti, come guide importanti per la liberazione e l’illuminazione.

Il Bardo Thödol descrive le esperienze a cui si va incontro al momento della morte (Chikhai Bardo), durante il periodo in cui si hanno le visioni archetipiche e le illusioni karmiche che si susseguono alla morte (Chonyid Bardo) e nel processo in cui si cerca la rinascita (Sidpa Bardo).

Tradizionalmente, questo testo viene cantato dai maestri, o lama, per un periodo di quarantanove giorni dopo la morte, al fine di istruire lo spirito del defunto circa ciò che si deve aspettare nello stato Bardo e come utilizzare le esperienze in vista della liberazione.

CHIKHAI BARDO
IL BARDO DEL MOMENTO DELLA MORTE

Il Chikhai Bardo descrive le esperienze associate al momento della morte. Il loro aspetto più caratteristico è una sensazione di perdere il contatto col mondo famigliare delle polarità e di entrare in un regno irreale di confusione.

In quel momento il mondo logico e ordinato che conosciamo nella vita di tutti i giorni comincia a dissolversi e si ha una sensazione di incertezza ; si sta vivendo una illuminazione o si sta diventando pazzi? .

Il Bardo Thödol tratta questa esperienza annunciando la morte imminente dei vari elementi corporali.

A questo bardo appartengono le esperienze della percezione modificata del peso corporeo, della densità, delle intense pressioni fisiche e della progressiva perdita di contatto col mondo fisico. In questo stadio, qualcuno può rifugiarsi nella mente e tentare di riaffermare a se stesso che essa funziona ancora.

Questo tentativo è descritto come “terra che si immerge nell’acqua”. Nello stadio seguente, le operazioni della mente cessano di essere fluide e la circolazione dei pensieri è turbata. L’unica forma di relazione con il mondo conosciuto è attraverso le emozioni ;pensando a qualcuno che si ama o che si odia.

Le sensazioni di un freddo viscoso sono sostituite da un calore rovente.

Il Bardo Thödol fa riferimento a questa esperienza come a “acqua che si immerge nel fuoco”. E allora le emozioni vissute si dissolvono e l’attenzione si volge lontano dagli oggetti di amore e di odio; tutto l’essere sembra essersi polverizzato in atomi.

Questa esperienza del “fuoco che si immerge nell’acqua” crea uno stato di apertura verso l’incontro seguente con la luminosità cosmica.

Nell’esatto momento della morte si può avere una schiacciante visione del Dharmakaya, o della “Limpida Luce Primordiale della Realtà Pura”. E’ come se tutta l’esistenza, all’improvviso, apparisse nella sua totalità assoluta, brillando come una luce eterna che sta per nascere.

In questa esperienza, tutte le dualità sono trascese – agonia e estasi, bene e male, bellezza e bruttezza, calore ardente e freddo ghiacciante, tutte coesistono in un tutto apparentemente indifferenziato fuori da ogni concezione conosciuta di tempo e spazio.

In ultima analisi, il Dharmakaya è identico alla coscienza stessa dell’osservatore, che non nasce nè muore ed è in essenza la Luce Immutabile.

Secondo il Bardo Thödol, se si riconosce questa verità e l’individuo si preparò , mediante pratiche sistematiche, per affrontare l’enormità di questa esperienza, questa situazione gli offre una opportunità unica di liberazione spirituale istantanea, poiché gli restituisce la sua individualitò.

Coloro che si lasciano intimorire e si discostano dal Dharmakaya avranno un’altra possibilità subito dopo la morte, quando la “Limpida Luce Secondaria” risplenderà sopra di loro. Se costoro dovessero perdere anche questa possibilità di dissoluzione completa delle loro individualità, allora la forza dei loro karma li attrarrà implacabilmente dentro una complicata sequenza di avventure spirituali, con un panteon intero di divinità pacifiche e irate, durante le quali le loro coscienze si troveranno progressivamente sempre più distanti dalla luce liberatrice, nella misura che si avvicinano ad un’altra rinascita.

Queste sono le esperienze descritte nel secondo e terzo bardo

CHONYID BARDO 
IL BARDO DELL’ESPERIENZA DELLA REALTÀ

Nel Chonyid Bardo, le esperienze consistono in successive visioni di una ricca serie di presenze divine e demoniache che il defunto incontra lungo il suo cammino, dal momento della morte fino al momento della ricerca della rinascita.

Nei primi cinque giorni di questo bardo, sorgono le gloriose figure delle cinque Divinità Pacifiche.

Sono i DhyaniBudda trascendenti, o Tathagatas, avvolti in luci brillanti di vari colori - Vairocana (Budda Supremo ed Eterno),Akshobhya (Budda Immobile), Ratnasambhava (Budda della Nascita Preziosa), Amithaba (Budda della Luce Infinita) e Amoghadsiddhi (Budda del successo infallibile).

Essi appaiono assieme ai loro assistenti, Bodhisattvas maschili e femminili.

Al sesto giorno, tutti i Dhyani Budda sorgono tutto d’un colpo coi loro assistenti, assieme ai quattro Guardiani dei Portali pacifici, o irati, con le loro shaktis femminili o dakinis, assieme ai Budda dei sei lokas, o regni nei quali si può rinascere; ed assieme, inoltre, ad un notevole numero di figure divine, per un totale di quarantadue divinità.

La loro brillantezza è in aperto contrasto con la seduzione delle luci intorpidenti e illusorie che rappresentano i sei lokas.

Al settimo giorno, cinque Divinità Detentrici della Conoscenza sorgono dai regni paradisiaci con le loro dakinis, innumerevoli eroi ed eroine, guerrieri celestiali, e divinità protettrici della fede. Splendori di luci colorate emanano dai loro cuori e competono con la fosca luce del tiryaloka, il regno degli animali, o brutali creature subumane.

Le emozioni che ci possono attrarre verso i lokas individuali sono: paura e terrore karmicamnte determinati (devaloka), rabbia violenta (narakaloka), egotismo (manakaloka), attaccamento (pretaloka), invidia e gelosia (asuraloka) ; la rinascita nel tiryaloka è descritto nel Bardo Thödol come un risultato dello “influsso delle illusioni delle tendenze di qualcuno”.

Il periodo tra l’ottavo e il quattordicesimo giorno è il tempo in cui sorgono le Divinità Colleriche, o Adirate. Le figure demoniache che si manifestano tra l’ottavo e il dodicesimo giorno, terribili quanto possibile, sono invero gli aspetti oscuri dei Budda trascendentali.

Al trediceimo giorno, i Kerimas, gli Otto Collerici e i testa-di-animale Htamenmas emergono dai profondi regni della psiche.

Al quattordicesimo giorno sorge un ricco insieme di divinità, tra le quali le Quattro Gurdiane dei Portali Femminili, con teste di animali, e altre poderose dee theriomorfiche e yoguinis.

Per i non preparati e non iniziati, le divinità colleriche sono fonte di terrore e timore. Tuttavia, chi avesse familiarizzato con queste immagini attraverso lo studio, chi si fosse preparato al loro incontro mediante una intensa pratica psico-spirituale, sarebbe pronto a riconoscerle e a capire che sono essenzialmente immagini vuote, proiezioni della sua stessa mente.

Egli le riconoscerebbe sarebbe pronto ad unirsi a loro e ad attingere lo Stato Buddico .

SIDPA BARDO 
IL BARDO DELLA RICERCA DELLA RINASCITA

Quelli che hanno perso l’occasione della liberazione nei primi due bardi devono affrontare questo ultimo stadio dello stato intermediario.

Dopo essere svenuti a causa della paura nel Chonyid Bardo, ora si svegliano in una nuova forma - il corpo bardo (corpo di sogno). Il corpo bardo differisce da quello grossolano che conosciamo nella vita di ogni giorno. Esso non è composto di materia ed ha notevoli qualità. E’ dotato di un potere di movimento libero e può penetrare attraverso oggetti solidi.

Coloro che esistono nella forma del corpo bardo possono apparire e sparire quando vogliono, viaggiare istantaneamente verso qualsiasi luogo della terra e perfino raggiungere il Monte Meru, la montagna cosmica sacra.

Essi possono mutare di dimensioni e di forma, duplicare la loro forma, manifestarsi simultaneamente in più di un luogo.. A questo punto, a qualcuno potrebbe sembrare di essere al comando di miracolosi poteri cosmici; ma il Bardo Thödol qui da un avvertimento molto serio a chiunque si permettesse di provare desiderio per queste forze ed attaccarsi a loro.

La qualità delle esperienze, in questo bardo - il grado di felicità o di miseria, dipende dal registro karmico della persona in questione. Coloro che hanno accumulato molto karma cattivo saranno tormentati da eventi spaventevoli, come demoni divoratori di carne, o rakshasas, che impugnano armi, terribili bestie predatrici e forze di elementi furiosi della natura.

Queste forze possono essere esempio,lo scontro di rocce che si disintegrano l’una con l’altra, mari che trasbordano per la rabbia, fuochi crepitanti, crepacci e precipizi funesti. Coloro che invece hanno accumulato meriti karmici proveranno piaceri deliziosi, mentre coloro che hanno un karma neutro andranno incontro ad un tedio incolore e all’indifferenza.

Il culmine delle esperienze nel Sidpa Bardo è la scena del giudizio, durante il quale il Signore e Giudice della Morte, il cui nome è Yama Raja o Dharma Raja, esamina le azioni del passato dell’individuo dal punto di vista karmico, con l’aiuto del suo specchio narratore di storie.

Egli, allora, assegna la persona, secondo i suoi meriti o demeriti, a uno dei sei lokas o regni,o reami, nei quali uno può rinascere - il regno degli dei, degli asuras belligeranti, degli esseri e bestie subumani, degli umani, dei fantasmi affamati, o l’inferno.

Quando le luci dei sei lokas stanno per sorgere nella persona che si trova in questo stadio del cammino del bardo, si può fare un tentativo di chiudere la porta dell’utero e prevenire una reincarnazione sfavorevole.

Il Bardo Thödol suggerisce, a questo fine, varie maniere. Può essere utile contemplare la divinità tutelare o meditare sulla pura luce; altre possibilità sono percepire il vuoto essenziale di tutte le apparizioni samsariche o concentrarsi nella corrente del karma buono.

Si possono evitare i sentimenti forti, che si sperimentano in questo momento, mediante le figure dei futuri genitori percepiti come corpi nudi in unione sessuale.

Coincidendo con la teoria della moderna psicologia del profondo , queste emozioni prendono la forma di una attrazione per il genitore di sesso opposto e ripulsa o rabbia verso la figura del genitore del proprio sesso.

Se tutte le occasioni di liberazione sono andate perse, il defunto potrà essere condotto irresistibilmente dalle illusioni vissute e la rinascita avverrà invariabilmente.

Con il dovuto orientamento, lo sfortunato individuo ha ancora un’ultima speranza: col dovuto orientamento, egli, o ella, può ancora avere qualche influsso sulla scelta dell’utero nel quale rinascerà.
In un ambiente appropriato e con aiuto, la nuova vita può offrire occasioni di una pratica psico-spirituale che offra una preparazione migliore per il prossimo viaggio attraverso gli stati del Bardo.

LA RUOTA TIBETANA 
DELLA MORTE E DELLA RINASCITA

Il Panteon delle Divinità Buddiste Tibetane del BT

Molte religioni e culture hanno mitologie elaborate, con vivide descrizioni di divinità e demoni ed anche complessi scenari di vari regni archetipici. Ma nessuna di loro possiede una iconografia così ricca e meticolosa come quella del Buddismo Tibetano.

Essa trova la sua espressione nel Bardo Thödol, il quale offre descrizioni meticolose di un fantastico ventaglio di divinità beate e colleriche e di altri abitanti dei piani post morte.

Sono descritti con meravigliosa precisione nel loro aspetto generico, le loro caratteristiche specifiche, gli attributi simbolici e i colori che sono loro associati.

Mentre le esperienze della Pura Luce Primaria e Secondaria, che caratterizzano il Chikhai Bardo rappresentano l’energia creativa cosmica e la sua natura pura ; e riflettono in modo completamente amorfo tutto il suo potere di manifestare i regni infiniti dell’essere, la progressione attraverso i due bardi restanti, invece, rivela una crescente molteplicità di forme specifiche.

Nel Chonyid Bardo, le cinque espressioni primordiali di questa energia, i Dhyani Buddhas sorgono prima nel loro aspetto beato e gradatamente evolvono in un meraviglioso panteon di Divinità Guardiane della Conoscenza, Colleriche, Guardiane dei Portali, Yoginis dei Quattro Punti Cardinali, e una ricca serie di altri esseri archetipipici. Contemporaneamente, brillano le fosche luci di diversi colori, che rappresentano i sei lokas, i regni nei quali si può rinascere. Il Sidpa Bardo poi porta in scena il Giudizio, con Dharmaraja e i suoi ausiliari, e l’intricato paesaggio dei sei lokas e dei suoi abitanti.

Le Divinità Pacifiche del Chonyid Bardo

I primi cinque Budda primordiali sono chiamati anche Tathagatas o Jinas. Tathagata significa, letteralmente, "colui che viene e va allo stesso modo” , ossia colui che è diventato uno con l’essenza di ciò che è, e Jina significa “vittorioso”.

Entrambi i termini sono sinonimi del nome Budda, che significa “il risvegliato”.

I cinque Tathagatas sono i cinque modi principali della natura Buddica, coscienza pienamente sveglia.
Essi incorporano cinque qualità di saggezza; tutto ciò che fa parte dell’esistenza - esseri viventi, luoghi o avvenimenti - è profondamente connesso con e descritto nei termini di uno dei cinque.

Per questo, essi sono anche conosciuti come le cinque famiglie. Tuttavia, nel mondo samsarico o nello stato della mente di una persona non illuminata, essi appaiono come cinque veleni o emozioni confuse.
Questa situazione è allora rappresentata attraverso i suoi aspetti collerici.

Vairochana (Il seme che si propaga in avanti ) è il Budda del Regno Centrale. Egli è bianco e sorge in uno spazio azzurro; l’abbagliante luce azzurra del Dharmdhatu che si irradia dal suo cuore compete con la fosca luce bianca del regno degli dei (devaloka).

Seduto su un trono di leone e abbracciato dalla Madre dello Spazio del Paradiso, egli stringe nella mano una ruota con otto raggi, simbolo della trascendenza del tempo e della direzione. Vairochana è rappresentato frequentemente con quattro volti, che percepiscono contemporaneamente tutte le direzioni, ciò esprime apertura completa della coscienza e visione panoramica decentralizzata.

Egli rappresenta la saggezza del dharmadhatu, lo spazio illimitato che tutto penetra, dove tutto esiste come veramente è . Essendo egli la figura originale e centrale, la sua famiglia è conosciuta come la famiglia Budda o famiglia Tathagata; questi nomi rappresentano la realtà assoluta , l’opposto dell’ignoranza. Nel suo aspetto negativo, egli simbolizza il veleno della confusione, o l’ignoranza basica dalla quale tutti gli altri difetti mentali o veleni si evolvono.

Amitabha (il Budda della Luce Infinita) è il Budda del Regno Occidentale della Felicità, Il Paradiso Ocidentale, oSukhavati. Egli è rosso e irradia dal suo cuore la luce rossa brillante della saggezza che tutto discrimina; qui, l’alternativa è la fosca luce rossa del regno dei fantasmi affamati (pretaloka). Amitabha è seduto su un trono di pavone, ha in mano un loto ed è abbracciato dalla sua Shakti Pandaravasini, la Vestita di Bianco.

Il pavone e il loto simbolizzano la purezza, l’apertura e l’accettazione.

I Boddhisattvas di Amitabha sono Avalokiteshvara, l’intelligenza definitiva della compassione, Manjushri, che rappresenta la comunicazione della compassione attraverso il suono, Gita, la dea del suono, e la portatrice-della-torcia Aloka. Amitabha comanda la famiglia Padma caratterizzata dalla compassione e dalla saggezza discriminante.
Il veleno è l’indulgenza nelle passioni ordinarie e l’attaccamento agli aspetti piacevoli del mondo materiale.
Akshobhya (il Budda Immobile) o Vajrasattva (l’Essere di puro Diamante) è il Budda del Regno Orientale della Felicità Pre-Eminente.

Egli è azzurro e la brillante luce bianca della saggezza specchiata che irradia dal suo cuore compete con la fosca luce fumosa del regno dell’Inferno (narakaloka). Abbracciato dalla sua Shakti Budda-Lokana, la Budda Occhio, egli riposa su un trono di elefante e stringe nella mano una Vajra con cinque denti o raggi

Gli assistenti che lo accompagnano sono i Boddhidattas Kshitigarbha, l’Essenza della Terra, e Maitreya, l’Amoroso, e anche due Boddisattvas femminili, Lasya, la dea della danza, e Pushpa, la dea dei fiori.

Akshobhya è il sovrano della famiglia Vajra che rappresenta la saggezza trascendentale profonda che tutto riflette chiaramente e senza giudizio critico. Il veleno corrispondente è l’aggressione o l’odio.
Ratnasambhava ( Nato da Un Gioiello) è il Budda del Regno Meridionale Dotato di Gloria.

Egli è giallo e irradia una brillante luce di equanimità e non-discriminazione, la ricchezza e la maestà che possono far sì che qualcuno scelga la concorrente luce giallo-azzurrina e fosca del regno umano (manakaloka).

Seduto su un trono di cavallo, Ratnasambhava tiene in mano il gioiello realizzatore dei desideri. Il suo colore giallo rappresenta la fertilità, la prosperità e la ricchezza della Terra; la sua consorte Mamaki rappresenta l’acqua, un elemento indispensabile alla fertilità.

I due Boddhisatvas maschili che li accompagnano sono Akashagarbha, o l’Essenza dello Spazio, e Samantabhadra , il Tutto-Buono, e le loro controparti femminili sono Mala, rappresentando gioielli e adorni preziosi di tutti i tipi, e Dnupa, la dea dell’olfatto, del profumo e dell’aria fresca. Ratnasambhavapresiede la famiglia Ratna, che è caratterizzata dalla saggezza della luce non-discriminante dell’equanimità e dell’uguaglianza.

Il loro veleno specifico è l’orgoglio.

Amogha-Siddhi (il Budda della Magia Infallibile) è il Budda del Regno Settentrionale delle Realizzazioni Ben Succedute delle Migliori Azioni. Egli è verde ed emana dal suo cuore una radiante luce verde che compete con la fosca luce verde del regno dei guerrieri divini (asuraloka).

Sta seduto su un sedile di shenh-sheng, una specie di arpia o Garuda, un uccello archetipico che è musicista e simbolo di realizzazione; esso può volare e percorrere tutto lo spazio. Amogha-Siddhi è abbracciato dalla sua consorte, Samaya-Tara, la Salvatrice del Mondo Sacro, e la vajra incrociata dai molti colori che ha in mano simbolizza l’area di tutte le attività percepite in tutte le direzioni, un tipo di realizzazione e completamento panoramici. 

Qui incontriamo i Boddhisattvas Vajrapani, o Colui che porta la Vajra, che simbolizza enorme energia, eSarvanivarana-viskambhin, il Purificatore di Tutti gli Ostacoli, e anche le loro controparti femminili, Gandha, la dea del profumo, e Naivedya, che fornisce alimento per la meditazione. Amogha-Siddhi presiede la famiglia Karmaassociata alle azioni sagge, all’efficienza e alla realizzazione.

Il veleno caratteristico è l’invidia.

I cinque Tathagatas sorgono individualmente nei primi cinque giorni consecutivi del Bardo Chonyid.

Nel sesto giorno, tutti questi cinque Budda primordiali si manifestano assieme.

Se uno non è preparato a questa esperienza, questo fatto lo porta ad uno stato di perplessità, smarrimento ,giacché i cinque Tathagatas, riempiono tutto lo spazio, in tutte le direzioni, non c’è via d’uscita, dal momento che anche i quattro portoni sono custoditi dai Guardiani dei Portali : Vijaya , Il Vittorioso (Est), Yamantaka , Il Distruggitore del Signore della Morte (Sud), Hayagriva, Il Re Testa di Cavallo (Ovest), e Amritakundali, o la Spirale del Nettare dell’Immortalità (Nord), tutti con le loro Shaktis. Inoltre ci sono i Budda dei sei lokas ed altre figure, per un totale di quarantadue divinità.

Le Divinità Guardiane della Conoscenza del Chonyid Bardo

Nel settimo giorno, con lo svilupparsi delle immagini del Chonyid Bardo, i Vidyadharas, o Divinità Detentrici della Conoscenza, fanno la loro apparizione.

Le divinità del Bardo Thödol hanno una connessione specifica con i centri di energia psichica o chakras. Le divinità pacifiche sono associate al chakra del cuore e le divinità irate che le seguono sono associate a quello della fronte; i Detentori della Conoscenza rappresentano il loro legame mediato dalla parola e, quindi, sono connessi al chakra della gola.

Essi non sono ne pacifici, ne irati, bensì intermediatori, sono imponenti, impressionanti e schiacciantemente irresistibili.

Al momento della loro apparizione, la luce verde del regno animale (tiryakaloka) si manifesta simbolizzando l’ignoranza.

Tutti i Vidyadharas ballano mentre compiono riti affascinanti e tengono in mano lunghi pugnali e crani pieni di sangue; il significato esoterico del cranio pieno di sangue è la rinuncia alla vita umana e al mondo del samsara.

Nel centro del suo cerchio sta il Loto del Signore della Danza, il Supremo Detentore della Conoscenza Che Matura il Frutto Karmico, in un alone di colori radianti d’arcobaleno, abbracciato dalla sua Dakini Rossa .

A est c’è la divinità chiamata Detentore della Conoscenza Terra-Permanente, di colore bianco e abbracciato dallaDakini Bianca.

Al sud c’è il sorridente e raggiante Detentore della Conoscenza, chiamato Colui che Ha Potere Sulla Durata della Vita, di colore giallo e con la Dakini Gialla.

La divinità che sta ad ovest è il Detentore della Conoscenza del Grande Simbolo, rosso, sorridente e raggiante, e abbracciato dalla Dakini Rossa.

E finalmente,al nord, c’è il Detentore della Conoscenza Auto-Evoluta, di colore verde, con sembianze metà furiose e metà sorridenti, abbracciato dalla Dakini Verde.

I Detentori della Conoscenza sono attorniati da innumerevoli dakinis di vario tipo,eroi, eroine, guerrieri celestiali e divinità protettrici della fede.

Utilizzando tamburi, trombette fatte con femori, tamburelli fatti con crani, coperte e bandiere fatte di pelle umana, essi producono suoni spaventevoli che fanno sì che tutto il mondo vibri, si scuota e tremi. Mantras che inducono allo spavento si alternano a grida agghiaccianti: “Uccidere! Uccidere!”

Le Divinità Irate del Chonyid Bardo

Dall’ottavo al dodicesimo giorno, i Tathagats appaiono nel loro aspetto demoniaco, orribili e spaventosi, comeherukas, e con le loro consorti. Essi hanno tre teste, sei braccia e quattro piedi e rappresentano la qualità illimitata e senza restrizioni dell’energia delle famiglie Buddiche.

L’energia basica di tutti i Collerici Herukas è concentrata nel Grande Glorioso Heruka marrone scuro;
egli è l’apetto orribile de Vairochana. Vajra-Heruka è blu scuro ed è la forma collerica di Vajra-Sattva (Akshobhya). L’apetto orribile di Ratnasambhava è il Ratna-Heruka giallo, mentre la controparte scura del Budda Amitabha è Padma-Heruka, nero rossiccio, e quella di Amogha-Siddhi è il Karma-Heruka, verde scuro.

Nel tredicesimo giorno si manifestano i Kerima, gli Otto Collerici, e le Htamenmas, spaventose divinità zoomorfiche; esse hanno le teste di vari animali - leone, tigre, volpe nera, lupo, avvoltoio, uccello rosso del cimitero, corvo e civetta.

Nel quattordicesimo giorno, le visioni del Chonyid Bardo finiscono con una ricca serie di divinità, tra le quali le Quattro Guardiane Femminili dei Portali, con teste di animali, ed altre poderose divinità zoomorfiche e Yoginis. Se tutte le opportunità di liberazione, nei primi due Bardi, sono andate perse, il processo si muove verso il Sidpa Bardo, o Il Bardo della Ricerca della Rinascita, con le sue specifiche difficoltà.

Sidpa Bardo: Il Giudizio e i Sei Regni dell’Esistenza

Un tema centrale, nel processo di ricerca della rinascita del Sidpa Bardo, è la scena del giudizio che culmina con la destinazione ad uno dei sei regni, o lokas. Il Re e Il Giudice della Morte è una divinità chiamata Dharma Raja (Re della Legge), o Yama Raja (Re della Morte); egli rappresenta l’aspetto collerico di Chenrazee, il Protettore Nazionale del Tibet.

La sua testa, il suo corpo, il suo padiglione e la sua corte sono adornati con crani umani, teste e pelli.
Sotto i suoi piedi egli schiaccia Mara, figura simbolica di maya, la natura illusoria dell’esistenza umana.

Egli giudica la morte impugnando nella mano destra una spada, simbolo del potere spirituale, e nella mano sinistra lo Specchio del Karma, nel quale sono riflesse tutte le buone e le cattive azioni da giudicare.

A fianco della bilancia, assistite da Shinje, una divinità con la testa di scimmia, ci sono due figure - Il Piccolo Dio Bianco, con un sacco di pietre bianche, e Il Piccolo Dio Nero, con un sacco di pietre nere.

Eseguendo le istruzioni di Yama Raja essi pongono sulla bilancia sassi bianchi o neri, a seconda dei meriti o demeriti karmici del giudicato.

Un consiglio di divinità, sedute nella Corte del Giudizio, molte delle quali con teste di animali, assicurano l’imparzialità della giustizia e la legalità del processo. A seconda del risultato della pesata, i morti sono destinati a uno dei sei regni dell’esistenza.

Per la psicologia Buddista Tibetana, tutto questo processo non è limitato al tempo della morte biologica, ma si applica ugualmente anche alle profonde trasformazioni che occorrono durante la pratica spirituale. E’ questa la parte del Bardo Thödol che più assomiglia agli eventi descritti nel Libro della Morte Egiziano ed anche ai testi escatologici di altre culture.

Il Regno dell’Inferno (narakaloka) è un luogo dove si è esposti a torture estreme, ognuna delle quali rappresenta in ultima analisi le forze che agiscono nella nostra stessa psiche. Qui ci sono gli Otto Inferni Caldi, dove campi e montagne sono fatti di metallo caldo incandescente, fiumi sono trasformati in ferro fuso e lo spazio claustrofobico è riempito di fuoco.

L’opposto avviene negli Otto Inferni Freddi, regioni di freddo estremo, dove tutto è congelato e coperto da ghiaccio e neve. Negli inferni caldi ci sono quelli che hanno commesso atti di empietà motivati da rabbia violenta, mentre gli atti risultanti da egoismo e orgoglio portano agli inferni freddi.

Forme addizionali di tortura sono: tagliare o segare a pezzi, strangolare con funi, forare con spine e sottoporre a compressioni laceranti.

Questo è l’Inferno Avitchi, dove coloro che usano la magia per distruggere i loro nemici, o coloro che deliberatamente sono stati negligenti nell’osservanza dei voti Tantrici, soffrono torture durante tempi quasi interminabili.

Il Regno dei fantasmi Affamati (pretaloka) è abitato dai Pretas, lamentevoli creature che hanno un insaziabile appetito. Essi hanno enormi stomaci distesi a domandare di essere soddisfatti, ma i loro colli sono piccoli come punte di spilli, cosi che essi non possono mai saziarsi. In questo regno, c’è una tremenda ansia di ricchezza, desiderio di potere e possesso. Tuttavia, anche se si riuscisse ad esaudire i propri desideri e a possederne i frutti, si sarebbe incapaci di goderne.

Questo fa sì che ci si senta ancora più affamati, delusi e bisognosi. Per di più, la soddisfazione non dura e dopo una fugace esperienza di piacere, ritorna un’altra ricerca che non ha fine. Questa è la sofferenza associata alla cupidigia.

Il Regno Animale (tiryakaloka) è caratterizzato da un modo di vita ottusa; è pura sopravvivenza, a un livello semplice, dove un senso di sicurezza si alterna a momenti di paura. Tutto ciò che è fuori dalle anitudini o è imprevisto è minaccioso e diventa fonte di confusione e paranoia. Tra l’altro, il regno animale è privo di humor. Gli animali possono sperimentare piacere e dolore, ma il senso dell’humor e l’ironia non esistono nelle loro vite.

per gentile concessione del dott. Stanislav Grof 



 

25 settembre 2011

Tattwas and Antahkarana Instructions


The tattwas (or tattvas) are primal energies that underlie the five elements of Hindu philosophy -- akasha or akasa (spirit), tejas (fire), apas (water), vayu (air) and prithivi (earth). The term tattwas means realities or states of being. Each of the five has a specific symbol/glyph used for visual and identification purposes.
 
The use of these glyphs imprints the images within the mind, and once imprinted the levels of consciousness are also uploaded with memory of these symbols. This allows for greater and deeper connection at all levels of being.

A Brief History of the Tattvas

There are six main schools of thought on Tattvic philosophy. The original Tattva system was developed by the Indian Kapila as part of his Sankhya philosophy.

This was about 700BCE, but the roots of Tattvic philosophy go back to at least 2000BCE. Kapila’s Sankhya philosophy system divides the universe into five basic Tattvic shapes, which when countercharged become 25 Tattvas.

The word Tattva is comprised of two words, “Tat” (meaning “that”) and “Tvam” (meaning “thou”). 
Tattva basicially means “thatness”, that is, the real being of anything. It is generally translated as meaning “quality”. Further, “Tat” represents the Godhead and “Tvam” the individual, giving a meaning (which fits in well with Hermetic Philosophy) of “That (which is the Universe) art thou.” This is similar to the Hermetic axiom of “As above, so below”, and is directly related to the concepts of the Macrocosm (“Tat”, Godhead) and Microcosm (“Tvam”, individual).
The Hatha Yoga School of Tattvic Philosophy links the energy found in breathing (Prana) with the cycle of the five Tattvas. The eighth chapter of the “Shivagama” is “The Science of Breath and the Philosophy of the Tattvas.”

It is written within this work that “The Universe came out of the Tattvas; it goes on by the instrumentality of the Tattvas; it disappears into the Tattvas; by the Tattvas is known the nature of the Universe.”


The Tattvas are the five modifications of the Great Breath, Prana, which is described as the life principle of the Universe (macrocosm) and man (microcosm). Prana consists of an ocean of the five Tattvas. 

The Buddhist texts of Indian Tantra describe 7 energy centres (chakras) in connection with the five Tattvas.

This finds its ultimate refinement in the Tibetan Buddhist fivefold chakra system, which is part of their fivefold division of esoteric symbolism for categorising the Universe.

The Tattvas correspond to the five lower chakras in the Indian scheme of energy centres, and to all five psychic centres of the Tibetan chakra scheme.


H.P. Blavatsky’s Theosophical Society, based in Adyar, India, derived the bulk of their knowledge on Tattvas from Rama Prasad, who taught the Tattvic philosophy of the Hatha Yoga School.

The Theosophists combined these teachings with those of the Esoteric Tibetan Buddhist tradition.

On top of this they conjectured two more Tattvas, to make a total of seven, which allowed them to directly match the Tattvas to there sevenfold system, in particular to the seven Chakras.

The Tattvas they added were Adi, which is egg shaped, and Anupadaka, which is a crescent moon containing a radiant white sun.

Some Uses:

The Tattwas may be used in the same way as the traditional elements as well as with some additional attributes. Because of the dense layers of metaphysical meaning overlaid within their essence and a higher resonance to the astral realms they may also be used as:
  • Astral Gateways or portals through which consciousness may move
  • Developing Psychic Energy Skills
  • Focus images for Scrying or Divination
In using the Tattwas they are often placed one in the other to form specific combinations of energies.

These are considered to be compound (coalesced) in nature. There are the 5 basic Tattwas and the possibility for 4 combinations of each.


The tattvas in Shaivism

In Shaivite philosophy, the tattvas are inclusive of consciousness as well as material existence. The 36 tattvas of Shaivism are divided into three groups: 
  • Shuddha tattvas: the first five tattvas are known as the shuddha or 'pure' tattvas. They are also known as the tattvas of universal experience.
  • Shuddha-ashuddha tattvas: the next seven tattvas (6–12) are known as the shuddha-ashuddha or 'pure-impure' tattvas. They are the tattvas of limited individual experience.
  • Ashuddha tattvas: the last twenty-four tattvas (13–36) are known as the ashuddha or 'impure' tattvas. The first of these is prakriti and they include the tattvas of mental operation, sensible experience, and materiality.


INSTRUCTIONS ON THE RITUAL OF THE TATTWAS
(Goden Down)

Four Classical ElementsThe five Tattwas are Eastern symbols for the five primary elemental qualities in Nature. 

In the West, they naturally correspond with the five so-called Aristotelian Elements

They also correspond with the Elemental Sephiroth on the Qabalistic Tree of Life. 

Thus:


TATTWA ELEMENTSEPHIRA
Prithivi EarthMalkuth
Vayu AirYesod
Apas WaterHod
Tejas FireNetzach
Akasha EtherTiphareth
The Tattwa symbols are an Indigo Ovoid (Akasha/Spirit), a Blue Circle (Vayu/Air), a Red Triangle (Tejas/Fire), a Silver Crescent (Apas/Water), and a Yellow Square (Prithivi/Earth). 

You should construct these Tattwa symbols, making them about two or three inches in height. They should be used for purposes of Clairvoyance, that is, to investigate the Elements of Nature on the Astral Plane.

The Tattwa Tide CalculatorSuch is their purpose in the Ritual of the Tattwas.

The Tattwas symbolize the elemental currents or sub-planes of the Astral Light which influence the multifarious operations of Nature. Each Tattwa prevails over the others during certain times of the day. 

Akasha prevails for the space of two hours, commencing at Sunrise.
It then merges into the element of Vayu which then merges into the element of Tejas, and this into Apas, and this finally into Prithivi.


The cycle is then repeated. The influence of each Tattwa is said to dominate over the others for the space of two hours, till it merges into the next Tattwa. It will benefit you to investigate each Tattwa during its appointed time.

Moreover, the five Tattwas are subdivided into twenty-five sub-elements. For each Tattwa contains within itself the constituents of all the others; it is fivefold in nature, being composed of four sub-elements including itself.

Each one of the twenty-five sub-elements prevails for 24 minutes during the two hour period in which a particular Tattwa prevails over the others during the day.

Let us now analyze the Ritual of the Tattwas, step by step.

1. First, you are to perform a proper banishing in your place of working. 

2. You then invoke the Element you intend to investigate tracing the appropriate elemental Pentagram in each quarter.

In "Liber O Vel Manus et Sagittae," Aleister Crowley stated the following: "Success in banishing is known by a feeling of cleanliness in the atmosphere; success in invoking by a feeling of holiness. 
It is unfortunate that these terms are so vague."
3. Now you are to face the direction that pertains to the Element of the operation. Thus:

TATTWA/ELEMENT
DIRECTION
Prithivi/Earth
North
Vayu/Air
East
Apas/Water
West
Tejas/Fire
South
Akasha/Ether does not pertain to a specific direction, but rather to the center of it all, in the midst of the four elements. You may, however, face East for Akasha, based on its magical connection with the element of Air.
As for seating yourself in a comfortable posture, you may compose yourself in the simple Lotus Asana, or in any other posture which will neither distract nor divert your concentration from the task at hand.
4. The Tattwa symbol should be placed in the proper elemental quarter or direction before the commencement of the Rite, against or within a short distance of a white surface. For example, it can be placed against or near a white wall.

5. The vibration of the name of the Tattwa helps to fix your concentration on the Tattwa symbol as you gaze upon it.

6. Once you are completely concentrated on the Tattwa symbol, attaining Dharana upon it, you then transfer the symbol to a white surface. You will immediately see the symbol in its complementary color. This comes about naturally, and does not require any effort on the part of the Neophyte.

7. You now close your eyes and imagine that the Tattwa symbol is in front of you, and you enlarge the image of the Tattwa to the size of a door.

8. You now pass through the door in your imagination, giving the Sign of the Enterer, to enter the plane of the Element.

9. You now vibrate the God Name, Archangelic Name, and the Angelic Name of the Element to attract the appropriate elemental guide who is to be tested by the Sign of the Element. Below is a list of the Divine 


Names to vibrate:


ELEMENT GOD NAMEARCHANGELANGEL
Earth Adonai Ha-AretzAurielPhorlakh
Air  Shaddai El ChaiRaphaelChassan
Water  Elohim TzabaothGabrielTalihad
Fire Yhvh TzabaothMichaelAral

10. When the vision of the Tattwa is complete, the guide of the Element will lead you back to the door from where you commenced the vision. Give thanks to the guide for his assistance, return as you entered through the door, and withdraw back into your physical body, giving the Sign of Silence.

11. Return to normal consciousness.

12. Lastly, perform the Lesser Banishing Ritual of the Pentagram. Then record and analyze your vision in your Diary. Love is the law, love under will.

Issued by the Thelemic Order of the Golden Dawn - 
By David Cherubim (Frater Aurora Aureae). Copyright © 1994 e.v. All rights reserved. . source http://thelemicgoldendawn.net/zelator/tattwasinstruction.htm

Practice Antahkarana (inner instrument)
 (Sri Aurobindo)

All parts of Antahkarana with centering in the defined zones of a human body have the quality of nonclosure. The thinner the field structure of the Instrument is the easier this quality manifests. In addition all parts of Antah Karana interact with each other giving birth to Dharma-Samskaras (function mixing).
While working with Antah Karana the aim of a yogi is a recovery of the correct function of the System.

Practice Antahkarana Mahabhutas


5 mahabhutas birth

Akasha- field - blue (colorless light, including all of colours),
Vayu - air – between the green and dark blue,
Agni - fire - red,
Apas - water - white,
Bhumi (Prithivi) - earth - yellow.

Mahabhutas in a human body
Colour: "Earth — yellow, water — white, fire — red, air — dark blue, ether has all colours".
Taste: "Earth — sweet, water — feels constricted, fire — sizzling, air — acid, ether — caustic".
 
«Shiva Svarodaya» (152;157)

"From these five primitive natures, thus five-folded, the physical vesture is formed".
Sri Shankaracarya "Tattva Bodha", part 2(6)
Practice Antahkarana Quality of Elements

Covering    -    Body     -      Spirit

Three qualities of the elements:
LIGHT    MOTION   INERTIA

~ LIGHT — Clear (secret) level.

The five elements in their pure condition are shine (satva), five pure colours in rainbow spectrum of light rays. They are inseparable from cavitated base — Nature of mind.

~ MOTION — the thin (inner) level.

These elements are like energy,

Udana — is space,
Prana — is Wind,
Samana — is the element of Fire,
Apana — is the Earth (Water),
Vyana — is Water.
As well as the subtle creatures are Spirits and Divinity of the elements.

~ INERTIA — is the material (external) level.

In the material world we perceive them like elements. For instance, the land (ground) we walk on, the water we drink, the air we breath, the fire that warms us, the space we move through.

The element Bidga mantra
Akasa (space) KHAMVau (air) YAMAgni (fire) RAMApas (Water) VAMPithivi (Earth) LAM
Practice Antahkarana Siddha Darshan
«When the Earth is dominant, carry out your usual daily routine. When water dominates, carry out earthly, transient tasks. When fire prevails, work hard. At times when air is the main influence, be destructive and take risks. 
When the Ether is dominant, it is better to do nothing and cultivate yoga as tatva of the ether do not reduce to any results in the other fields.The Earth and water bring success (suddhi), fire brings death; the air brings destruction and loss whereas the ether is ineffectual. It is adept's knowledge. 
The Earth brings relative success, Water provides immediate benefits, Air and Fire bring losses, whereas Akasa neutralizes everything.»
«Shiva Svarodaya» (160 — 163)
Practice Antahkarana Pranas (winds)

There are main five pranas in the body:

Vyana vayu is the omnipresent wind,Udana vayu is the ascending wind,Prana vayu is the supporting life wind,Samana vayu is the wind similar to the fire,Apana vayu is the falling (descending) wind.


Vyana-Vayu
(the energy spreaded through the body)

It pierces the whole body. Vyana-Vayu is a protective envelope of a physical body. Vyana-Vayu moves through the whole body. It hasn't any certain localization; it surrounds the body from all sides and forms an aura. Vyana-Vayu bands together different organs and body parts. 


A sense of skin thanks to nerves, nutrients, energy motions along superficial channels in any part of the body are under the action of Vyana-Vayu. By means of Vyana-Vayu you can influence energy of another man, breathe through pores with the whole body, flesh and bones.

It controls voluntary and involuntary muscle motion of the whole body and joints. It helps to hold the body upright. During the death consciousness and feelings move to Vyana-Vayu.

Vyana-Vayu furthers joining contemplation and practice to any action of the body, work, motions etc. Choice of a new womb, talent for needlework and drawing, creation of an insubstantial body in dreams are action of Vyana-Vayu.

Vyana-Vayu is a pure radiance of the endless consciousness 'Self' — a subject in the highest transcendental state — Samadhi (Turiyatita).

A yogin controls the process of the Vyana-Vayu breathing methods (through skin and bones).

Vyana-Vayu and luminescence of aura

The thin spiritual energy (Ojas) influences fire (Tejas) manifesting itself from the thin body on a physical level. Ojas forms fife basic Vayus, particularly Vyana-Vayu. Vyana-Vayu is responsible for an aura - a luminous radiance. Thanks to this radiant self-energy of a man manifests itself in an outer world. The protective layer Vyana-Vayu surrounding a man guards him against thin-material negative substances.

Form and color of an aura depend on a grade of Vyana-Vayu, a state of the basic Pranas and Consciousness. They manifest themselves as radiance (Kala) of particular color and power.

Udana-Vayu
(Energy that goes up)

Udana-Vayu activates sense organs. Thanks to Udana-Vayu a yogin can hear, see and smell. Udana-Vayu nourishes thinking and memory. Udana-Vayu becomes active during opening of Vishuddha-Chakra and Sahasrara-Chakra; it also opens the central channel. It is Udana that gives thin spiritual experiences.

Siddhi Udana-Vayyu enables to:

~ levitation,
~ walking on thorns, quagmires and water,
~ jump high.
It is experienced in sleep without dreams (Turya). This is manifestation of realization of cavitated wisdom of the Highest Self. You feel motion in your spine as radiance or as internal fever when motion of thoughts goes out and Pure Consciousness without conceptions gets revealed.

Udana-Vayu occupies an area of the throat and the head. It performs a function of falling asleep, separates an astral body from a physical one after the death, controls swallowing and mimicry. When Prana and Apana flow together, Udana goes into Sahasrara focusing Consciousness on the highest worlds.

Prana-Vayu
(Energy of breathing)

It is situated in a breast controlling breathing. It becomes more intensive while you are taking a breath. It is responsible for Prana uptake in the process of breathing. Prana is active day long. Prana has a quality of moving up. The task of a yogin is to direct Prana downward that it can unite with Apana. The function of Prana is absorption of outside energy through breathing. It is experienced in sleep with dreams (Svapna). A yogin has control of Prana by means of the throat lock (Jalandhara-Bandha).

Samana-Vayu
(Fire-like Energy)

This Prana is localized in an umbilical zone and inflames a body heat; it also takes part in gastrointestinal digestion and intestinal uptake. It takes power from food and balances Prana and Apana. It becomes active between inhalation and exhalation. It is experienced as an internal vibration. Its area of action is sleep without dreams (Sushupti), when Prana and Apana dissolve in Samana-Vayu. A quality of Samana is to balance Apana

Clean energy of Samana raises heat, joy and bliss in the body; it burns unclean Pranas in the channels, gives mind lucidity. Unclean energy of fire causes greed for food and goods, irascibility.

Clean Samana-Vayu causes a new kind of joy and bliss in the umbilical region. This is joy of life itself. If the Samana-Vayu function is shot a yogin feels laziness, indolence, dullness. He sleeps a lot and his mind is inert.

A yogi controls Samana-Vayu by means of an abdominal lock (uddiyana-bandha).

Apana-Vayu

(Top-down Energy)

This energy is connected with water. It controls urination, dejection, orgasm, ejaculation, gas outlet, ejection of a fetus in childbirth, erection and sexual attraction. If there is lack of Apana-Vayu these functions are also short. With relation to the Tantra practice Apana-Vayu is important for emotional experience of Bliss-Emptiness that is experienced in Svadhistana-Chacra and Manipura-Chacra.

Location of Apana-Vayu is below a navel: kidney, anus, genitals, large intestine and rectum. Apana becomes intensive during exhalation. Apana is active at night; its quality is to move downward.

The task of a yogin is to lift Apana that it unites with its Prana in a umbilical region. A yogin controls Prana by means of constriction of anus (Ashvini-Mudra), perineum (Mula-Bandhi), a male urethral channel (Vadjroli-Mudra) and vaginal muscles.

Five less Pranas:

Naga performs functions of vomit, hiccup and bringing round,Kurma opens and closes eyelids, recalls the phantoms,Krikara causes sneezing, hunger, thirst, cough,Devadatta causes sleep, yawning,Dhanandjaya is dispersed all over the body and remains in it after the death.
«Naga works during eructation, Kurma during winking, krikara as is known causes unintentional sneezing and Devadatta causes yawning.
Dhananjaya that has filled the whole body doesn't even leave a dead body. These Pranas are vital forces that wander across all Nadis». 
Mahasiddha Gorakshanath "Gorakshashatakam" (1.36 - 37)
Om namo Bhagavate



Mother`s Mantra

«Om namo Bhagavate»

Translation:

AUM — Three Worlds and the Beyond-cutoff, as a form of God.
namo — out of respect I crouch down.
Bhagavate — Supreme.

Srimad Bhagavatam 1.1.1

Concentration:

I (manifesting as the Three Worlds and the Beyond-cutoff) completely open towards the Supreme.

Gayatri

The power of Gayatri is Light of Divine Truth.





This is the Knowledge Mantra.

Gayanry-mantra is a mantra that lets bring Light of Truth to all plans of a being.
Sri Aurobindo "Letters on Yoga" Book 3, p.298


OM BHUR BHUVAH SVAH
TAT SAVITUR VARENYAM
BHARGO DEVASYA DHIMAHI
DHIYO YO NAH PRACHODAYAT
Rigveda – 3. 62

Translation:

OM — Three Worlds and the Beyond-cutoff, as a form of God.
BHUR — Bhu loka — physical plan
BHUVAH — Bhuva loka — the middle world. Prana Shakti.
SVAH — Swarga loka — Heaven.
TAT — That
SAVITUR — Spiritual Sun
VARENYAM — deserving of worship, to be welcome
BHARGO — Radiance, Spiritual Effulgence, to grant to Wisdom
DEVASYA — Devine Reality
DHIMAHI — we practice meditation
DHIYO — Buddhi — Spiritual Mind
YO — which
NAH — us
PRACHODAYAT — enlighten.

Concentration:

on the Light giving us the Godhead of Wisdom and Bliss.

Sri Aurobindo Gayatri


The Mantra that was written by Sri Aurobindo in "On Himself", p. 513.

OM TAT SAVITUR VARAM RUPAMJYOTIH PARASYA DHIMAHIYO NAH SATYENA DIPAYET
Translation:

OM — Three Worlds and the Beyond-cutoff, as a form of God
TAT — This
SAVITUR — Spiritual Sun
VARAM — perfect
RUPAM — a form
JYOTIH — Light, Radiance, granting Wisdom and Bliss
PARASYA — the Supreme
DHIMAHI — we practice meditation
YO — that
NAH — us
SATYENA — Truth
DIPAYET — enlightet.

Concentration:


AUM - we realize ourselves as manifestation of the Three Worlds and the Beyond-cutoff; we contemplate the Spiritual Sun that begins to manifest in us in its Perfect Form. We meditate on its Highest Light granting us Wisdom and Bliss. Let it enlighten us with the Light of its Truth.

http://www.purna-yoga.ru/en/practice-antahkarana.php





























21 settembre 2011

Equinozio d' Autunno





L'Arcangelo Michele e il senso iniziatico dell'equinozio d'autunno



Percorrendo la fascia zodiacale, il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi. 

Questi quattro punti, solstizi ed equinozi, coincidono con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S. Giovanni e San Michele, feste istituite dagli Iniziati per ricordare agli uomini che in quelle date il sole immette nell'universo delle forze particolarmente potenti, forze che gli uomini, se coscienti, hanno la possibilità di utilizzare per la loro evoluzione. 

L'invio di tali forze è organizzato e regolato da grandi spiriti che hanno ai loro ordini molti altri spiriti di minore importanza, incaricati di distribuire le energie sulla superficie del pianeta. Una moltitudine di spiriti si dedica a questa attività. Non bisogna pensare che, in natura, tutto si produca meccanicamente; non è così, ogni cambiamento è dovuto all'opera di entità incaricate di occuparsi dei minerali o dei vegetali, degli animali o degli uomini.

Il 21 settembre ha luogo l'equinozio d'autunno, al quale presiede l'Arcangelo Michele. 
Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo. 

I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa in natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l'essere umano. 

Come il frutto si separa dall'albero e il seme dal frutto, l'anima si separa dal corpo.
Il corpo corrisponde all'involucro e l'anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l'uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo.

E l'autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: «Tu separerai il sottile dal denso con grande abilità». Separare il sottile dal denso vuol dire separare lo spirituale dal materiale. Durante l'autunno tale processo di separazione si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l'Arcangelo Michele viene a separare l'anima dal corpo, così l'Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L'Arcangelo Michele separa l'anima dal corpo perché l'anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.

 
La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall'Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l'apprendere a separare il puro dall'impuro, l'utile dall'inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. E la causa di tutte le sventure è proprio la mancanza della capacità di discernimento.

Le forze presiedute dall'Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male. Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si può separare prematuramente senza provocare lacerazioni. L'arte di separare i contrari è la più difficile che ci sia; ed è in natura che gli Iniziati si sono istruiti in quest'arte.

Non è facile separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come farlo: essa lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera. 

Lo stesso dicasi per il bimbo nel ventre di sua madre: esso è strettamente collegato alla madre e non lo si può strappare prematuramente, altrimenti sarebbe la morte per entrambi. Se invece si aspetta, il frutto giunge a maturazione e, a quel punto si può recidere il legame che univa la madre e il bambino. Questa separazione è il simbolo della maturità. Vi ricordate della parabola del Vangelo sulla zizzania e sul buon grano?

Il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall'Arcangelo Michele.

Sarà l'Arcangelo Michele colui che rivestirà il ruolo principale nella purificazione della terra. Nel corso dei secoli, una moltitudine di esseri nocivi hanno riversato sulla terra un'immensa quantità di forze distruttrici, forze che si sono accumulate in un serbatoio prendendo la forma di un mostro chiamato Drago o Serpente. E' lui quello di cui si dice che... seduce le nazioni, porta fuori strada i figli di Dio e provoca tutte le sventure dell'umanità. Questa egregora è di una potenza smisurata. Solo l'Arcangelo Michele è in grado di vincere quest'egregora. 










Con l'aiuto del suo esercito, realizzerà ciò che da secoli le moltitudini implorano dal Creatore. Ecco perchè dobbiamo collegarci all'Arcangelo Michele, chiedergli la sua protezione e la possibilità di operare con lui per accrescere la sua vittoria. La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà. Perchè non partecipare a quell'evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell'Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell'Angelo del fuoco.

Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà !

Omraam Mikhaël Aïvanhov
Omraam Mikhaël Aïvanhov – tratto da www.karma51.it/temi1.htm

L'ARCANGELO MICHELE E I PIANETI INTERIORI

Per poter capire di quali energie sia portatore Michele è necessario interpretare le immagini tramandate dalla tradizione, che ce lo presenta armato di tutto punto, luminoso, invincibile, e ci dice che suo compito è quello di combattere il male su tutti i fronti.

Ma chi è in realtà quest'Essere?

L’arcangelo Michele – da non confondere con l’angelo di nascita che porta lo stesso nome - è un fuoco di vita. E’ un’energia divina che infonde passione e ardore, volontà vitale, determinazione, forza d’animo e di carattere, e perciò anche forza fisica. Le armi con cui viene raffigurato simboleggiano la potenza dell’azione ma anche delle parole: le sue, che indirizzano, e pure le nostre, quando utilizzate in certo modo. Quelle di Michele sono parole di fuoco, che separano ciò che è bene da ciò che è male. Quando esse ci toccano e diventano nostre, alle parole seguono gli atti.


Uno dei suoi attributi è la spada, un’arma che taglia e scinde e che rappresenta perciò il potere del discernimento, la capacità di distinguere tra bene e male. Ma è anche la facoltà di tagliare un legame che opprime, di liberarsi dai lacci: da un vizio, da un’abitudine sbagliata, da una dipendenza, da qualcosa che danneggia o impedisce di essere quel che si vorrebbe. Simbolicamente la spada è collegata al piano mentale; e il discernimento è una proprietà della ragione e del sano intelletto. Non è un caso che Michele sia un arcangelo, che appartenga cioè a quella “schiera” di Pensieri divini che incarnano la Luce della Ragione.

Michele è definito guerriero perché infonde potenza e volontà per affrontare ogni forma d’ingiustizia e prevaricazione, manifesta o celata. Ma non si può combattere se non si è determinati, concreti, appassionati. Perciò insegna in primo luogo a vincere la paura, che frena e paralizza.

Il drago che di solito lo accompagna, e sul quale trionfa, è chiaramente un simbolo del male. Qualcuno sostiene che raffiguri addirittura il diavolo, e viene sempre mostrato come qualcosa di velenoso, viscido, mostruoso e soprattutto… estraneo. Già, perché il male da cui guardarsi è sempre all’esterno.

Ma il drago che Michele infilza è principalmente annidato in noi stessi. Il drago abita in noi, nelle profondità dell’inconscio o nel labirinto della mente. E’ la “bestia” che alleviamo e nutriamo nella nostra oscurità, lasciandola poi libera per il mondo. Un personale Minotauro le cui scorribande avranno sicuramente delle conseguenze anche per noi, perché il male compiuto torna sempre indietro, anche se a volte dopo un giro molto largo.

Naturalmente non è possibile uccidere il drago, perché il granello di male che portiamo dentro di noi è un elemento indispensabile alla nostra evoluzione. Non può essere eliminato, ma solo riconosciuto e tenuto a bada. L'inutile pretesa di cancellarlo conduce a gravi squilibri.

Michele è davvero un condottiero, nel senso che la sua energia tenta di scuotere l’uomo dall’inerzia e di spingerlo a farsi carico di ogni situazione in cui ci sia qualcuno o qualcosa da difendere. Quando l’alito del drago appesta l’aria, anche se pare che il danno o l’ingiustizia non ci tocchino di persona, inevitabilmente ne saremo coinvolti. L’errore più grande è convincersi che non ci riguardi, perché la nostra indifferenza contribuisce alla crescita di quel male che, nelle sue tante diramazioni, prima o poi raggiungerà anche noi.

Quella di Michele, però, non è solo un’energia guerriera. Egli agisce infatti anche a livello cosmico: coordina e sincronizza i movimenti dei pianeti del Sistema Solare. Una funzione essenziale alla nostra esistenza, perché senza un perfetto equilibrio tra le forze planetarie in cui siamo immersi mancherebbe la stabilità, e quindi la possibilità di sopravvivenza. Ecco spiegato un’altro dei suoi attributi: la bilancia. Michele non la usa per “pesare le anime”, come talvolta si dice. Giudicare gli uomini e la loro anima non compete agli angeli. La bilancia è semplicemente il simbolo dell’equilibrio che le forze di Michele immettono nella nostra piccola porzione di universo.

Questo suo compito si riflette su un piano inferiore, poiché vi sono delle relazioni sottili tra ciascun pianeta e le diverse pulsioni e componenti dell’animo umano. Perciò Michele sincronizza anche i movimenti dei nostri pianeti interni.

L’uomo può essere considerato un sistema solare in miniatura. Gli antichi insegnavano che i pianeti fisici sono incarnazioni di forze spirituali, ma soprattutto simboli delle attitudini e disposizioni della natura umana. “In noi ci sono la Luna, Marte, Giove, Venere, Saturno, Mercurio e il Sole…” diceva Hermete Trismegisto. 

E Paracelso: “Non è il Saturno al di sopra di noi, ma il Saturno dentro di noi che ci tormenta”.

Così il Sole simboleggia il nostro centro interiore, ma allo stesso tempo ne influenza i movimenti e la struttura. Il sole personale è la nostra identità più profonda, la potenza creatrice, lo spirito che informa la materia della personalità. Esso determina caratteristiche come l’autorevolezza, la dignità, la coscienza di sé e del proprio valore, l’ambizione, la capacità di non lasciarsi condizionare da pregiudizi e conformismi. Facoltà che, se mal governate, possono degenerare in desiderio di potere, egocentrismo, orgoglio sfrenato, incoscienza, intolleranza verso le regole del vivere comune, incapacità di accettare le idee altrui; oppure possono determinare un carattere debole e mancanza di volontà.

Allo stesso modo, la Luna rappresenta e al contempo influenza le forze dell’incarnazione, la fecondità e la gestazione (anche di idee e opere), l’immaginazione, i sogni, la memoria delle esperienze e la capacità di retrospezione, il dominio degli istinti, l’attitudine a percepire correttamente la realtà e ad operare cambiamenti in se stessi e nella propria esistenza, il contatto con la parte più profonda di sé ma anche con le ispirazioni che provengono dai piani superiori. Quando la luna personale degenera, compare un’eccessiva materialità, incapacità di padroneggiare gli istinti, produzione di idee e opere deformi, la tendenza a farsi illusioni, instabilità, percezione falsata della realtà.

Mercurio – il Signore della mente - simboleggia e governa l’intelletto: non solo le funzioni logiche, pratiche e sperimentali, ma anche la capacità di elevare la propria coscienza tramite il discernimento, imparando ad interpretare correttamente la realtà. Il Mercurio interiore è l’attitudine alla comunicazione, l’apertura al mondo circostante, l’imparzialità, l’ingegno, lo spirito pratico e l’adattabilità, la capacità di fare molte cose insieme; è tutto ciò che favorisce l’unione tra personalità e piano spirituale (da qui la definizione di Mercurio come messaggero). Quando questo pianeta è mal vissuto conduce ad un’eccessiva razionalità, ad un intelletto pervertito che interpreta la realtà in modo arbitrario, con produzione di concetti astratti e dogmatici lontani dal mondo reale. Ciò conduce a perdere il contatto con gli esseri e le cose e quindi all’incapacità di comunicare, generando mancanza di obiettività, tendenza all’inganno e al tradimento, rigidità mentale, ricerca di un sapere sterile e inutile, difficoltà a concepire idee originali, falsità.

Il caldissimo pianeta Venere regge l’equilibrio tra il piano spirituale e quello materiale, e quindi l’armonia e la bellezza. La Venere interiore è la capacità di provare e suscitare amore, fascino ed erotismo; guida il senso artistico e l’esperienza estetica, l’attrazione istintiva, l’apertura e la ricettività, la fiducia, la fusione con l’altro e con il Tutto, la capacità di meravigliarsi e di trasmutare e abbellire le cose attraverso l’amore. Facoltà che, se mal gestite, possono trasformarsi in una sensualità volgare e animalesca, turpitudine, attrazioni distruttive, tendenza all’adulterio, gelosia immotivata, chiusura, vuoto interiore, predilezione per il lusso e le apparenze, narcisismo, ipocrisia e cinismo, tendenza a denigrare il prossimo o ad abusarne, incapacità di scorgere la bellezza, disarmonia, forme d’arte brutte o prive di significato.

Marte rappresenta l’impegno per il proprio miglioramento, la capacità di abbattere gli ostacoli e le paure che ci tengono legati ad una condizione non desiderabile. Incita alla guerra contro tutto ciò che – in se stessi - ristagna e blocca l’evoluzione, apportando veloci cambiamenti, il desiderio di lavorare per la propria realizzazione, la capacità di saper cogliere il momento presente e di vivere intensamente ogni esperienza, il coraggio di testimoniare la verità, l’attitudine a costruirsi una propria identità psichica. Un Marte mal governato porta invece indisciplina e incuria, apatia, inattività, incapacità di gestire le energie e di agire costruttivamente, mancanza di ideali, ostilità, inimicizie, temperamento aggressivo e violento, propensione a polemizzare inutilmente, rinuncia alla lotta per la vita, autodistruzione.

Giove simboleggia il senso di regalità interiore, che proviene dalla coscienza del divino presente in se stessi come in ogni cosa. Permette la padronanza di sé e induce a rispettare le leggi che reggono il cosmo, generando ricchezza e prosperità. E’ l’espansione e l’espressione del proprio potenziale, la fiducia nella provvidenza, in se stessi e nei propri valori, e perciò la capacità di avere successo nella vita. Aiuta a rendersi conto dell’abbondanza presente nell’universo, favorendo generosità, gioia, cordialità, senso dell’ordine e della civiltà, magnanimità, aspirazioni elevate. Un Giove malefico, al contrario, porta l’uomo a fidarsi solo di sé e delle proprie competenze (vere o presunte), chiudendosi alle forze benefiche dell’universo. Questo atteggiamento di chiusura genera mediocrità, vanità e magniloquenza, eccessiva indulgenza nei confronti di se stessi, ostentazione, tendenza allo sperpero o attaccamento alla ricchezza, sfruttamento, intransigenza, applicazione delle leggi in modo dogmatico e distruttivo.

Saturno è detto “il Signore del tempo”, perché determina il modo in cui l’uomo gestisce il presente e soprattutto il passato, con la capacità di accettare le conseguenze delle proprie azioni. Il Saturno interiore è la capacità di riconoscere la causa delle proprie difficoltà, di assumersene la responsabilità e di trarre lezione dall’esperienza; è la facoltà di trovare il proprio maestro interiore e di trasformarsi e maturare, di sviluppare pazienza, perseveranza, spirito di sopportazione e di rinuncia a ciò che potrebbe nuocere, fedeltà, prudenza, sobrietà, praticità. Un Saturno mal governato può generare eccessivo attaccamento al mondo terrestre e disprezzo delle realtà superiori, sete di possesso, la tendenza a rinnegare le proprie origini, a scaricare sugli altri le responsabilità dei propri mali, a rifiutare le opportunità offerte dalla vita impedendo l’evoluzione e il progresso, pessimismo, rancore, morte spirituale.

Non c’è da stupirsi se l’Energia intelligente a cui è stato dato il nome di Michele si occupi sia del Sistema Solare vero e proprio sia del nostro sistema interiore. “L’uomo porta in sé il cielo e la terra”, diceva Ildegarda di Bingen; e in questo senso trova corretta spiegazione uno degli assiomi più noti dell’ermetismo, poi ripreso anche nel Padre Nostro: “Come in alto, così in basso”.

Rivolgersi a Michele con la preghiera significa chiedere l’energia necessaria ad equilibrare i nostri moti interni, a rafforzare i punti deboli e ad attenuare gli eccessi; allo stesso tempo significa aprirsi a quell’energia, permettendole di irrompere nel nostro sistema emotivo, mentale, fisico. Pregare Michele significa ottenere aiuto per ritrovare il centro, il punto focale del proprio essere. E’ per questo motivo che Michele viene definito arcangelo solare: perché lavora affinché tutto ruoti armoniosamente attorno al Sole e attorno al proprio luminoso nucleo interiore.

Così lo invocava Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia:
Prestami la tua spada, affinché io sia armatoper vincere il drago in me. 
Riempimi della tua forza,affinché io sgomini gli spiriti che vogliono paralizzarmi. 
Agisci dunque in me,in modo tale che riluca la luce del mio Ioe sia così condotto a degli atti degni di te, Michael.
Maria Antonietta Pirrigheddu 30.06.08

L'autunno è la stagione di Michele
Tratto da www.agricolturabiodinamica.it/alimentazione%208.htm


Nei tempi antichissimi dell'evoluzione dell'umanità ogni passo del processo della riproduzione umana era collegato strettamente al corso dell'anno.

Con la festività di S. Michele (29 settembre) abbiamo appena superato l'equinozio d'autunno (23 settembre - dal latino aequus, uguale, e nox, notte). Passiamo da Uriele a Michele: è finita la fase di crescita esteriore nella natura, e nostra verso ciò che è "altro da sé", ed è iniziata la rigenerazione invisibile.
Adesso è Michele alla massima altezza, alla sua culminazione cosmica

L'emiciclo annuale che si avvia con Michele in autunno (e si conclude con Gabriele in inverno) è quello "dalla morte alla vita", ritorniamo dentro, ripieghiamo su noi stessi e nella nostra interiorità, per consentirci poi di rinascere "a nuova vita"; quando - superato l'inverno - verrà inaugurato l'altro emiciclo, polare a questo, quello di Raffaele: "dalla vita alla morte", il tempo in cui saremo nuovamente tutti proiettati fuori di noi, all'esterno.

In questi sei mesi dell'autunno/inverno (Michele e Gabriele) la "materia è contessuta di spirito", mentre nei sei mesi precedenti della primavera/estate (Raffaele e Uriele) era lo "spirito contessuto di materia". 

Vediamo intorno, ovunque sotto i nostri occhi, avviarsi il processo di "incenerimento della pianta" dopo aver assistito al trionfo della "nascita della pianta". Il bianco secondo Steiner è il colore di riferimento inteso come immagine animica dello spirito. La bellezza luminosa di questo periodo autunnale è quella della veste di Michele, "che a volte riluce di oro solare e a volte risplende interiormente come un'irradiazione argentea": una veste intessuta d'oro (il Sole della stagione precedente - Uriele) e risplendente d'argento (la Terra della stagione seguente - Gabriele).

L'immagine di Michele che tiene la sua spada di ferro puntata sul drago è per l'Uomo, secondo Steiner, un grande "appello rivoltogli per l'azione interiore". Perché egli impari a festeggiare la festa di S. Michele "facendone - appunto - una festa di liberazione da ogni timore o paura, una festa dell'iniziativa e della forza interiori, una festa che sia un appello all'autocoscienza scevra da egoismo."
Lasciamo dunque che in noi, in questa fase autunnale, cresca tutto ciò che tende alla riflessione, "alla libera forte e coraggiosa volontà, contraria ad ogni ignavia e ad ogni paura." In questo modo alla conoscenza della natura possiamo unire un verace processo di autocoscienza.